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In Evidenza - 27 gen 2026
Giornata della Memoria: Cia, dall’orrore della Shoah all’agricoltura come strumento di pace
Oggi, in tutta Italia, si celebra la “Giornata della Memoria”, per imprimere nella memoria collettiva del Paese uno degli orrori più gravi e inauditi di cui l’uomo sia stato protagonista.
“Nessuno può dire: questo non mi tocca. La memoria è un dovere per tutti”, rifletteva lo scrittore Italo Calvino. È necessario, dunque, ricordare il passato per comprendere la storia e trarne insegnamento, sottolinea il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini.
“Questa giornata è un’occasione per riflettere sulla tragedia della Shoah e sul nostro angoscioso presente, perché non si ripetano gli orrori passati e si metta fine a tutti i conflitti e alle violenze nel mondo -osserva Fini-. Pensiamo soprattutto a Gaza, all’Iran, all’Ucraina, al Sudan, alla Repubblica Democratica del Congo e ad altre aree dimenticate, con l’auspicio che la politica e la diplomazia tornino a essere i soli mezzi per risolvere le controversie internazionali e costruire concreti percorsi di pace, a garanzia dei diritti umani e della democrazia”.
In questo processo, continua il presidente di Cia, “l’agricoltura ha un ruolo fondamentale: assicura la sicurezza alimentare nelle zone di crisi, sostiene le comunità rurali colpite dalla guerra e diventa strumento di riconciliazione attraverso lo sviluppo sostenibile dei territori”.
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In Evidenza - 21 gen 2026
Mercosur: Cia, ascoltati da Parlamento Ue. Invio a Corte di Giustizia sia utile
“Finalmente c’è un Parlamento europeo che dimostra di aver ascoltato le nostre preoccupazioni e richieste sul Mercosur. La nostra manifestazione di ieri a Strasburgo è stata determinante e andrà avanti, nelle forme più opportune, affinché la sospensione della ratifica rappresenti, adesso, un tempo utile per far rispettare le nostre condizioni in questo, come in tutti i futuri negoziati commerciali”. Così il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, rispetto all’ok dell’Eurocamera sull’invio dell’accordo direttamente alla Corte di giustizia Ue.
“Sebbene non ad ampia maggioranza, il voto odierno rinvia tutto alla verifica di compatibilità con i trattati Ue e, soprattutto”, specifica Fini, “fornisce uno spazio di pressione importante perché si garantiscano vera reciprocità, controlli ferrei e clausole di salvaguardia automatiche. Siamo pronti al confronto su questi nodi per noi dirimenti a tutela degli agricoltori e dei cittadini europei, in termini di competitività produttiva e di standard sanitari e ambientali che devono essere i medesimi imposti ai produttori e agli allevatori europei”.
Sulla stessa linea anche Cia Abruzzo, che esprime soddisfazione per la decisione del Parlamento europeo. “L’invio dell’accordo Mercosur alla Corte di Giustizia Ue rappresenta un passaggio fondamentale per dare finalmente risposte concrete alle preoccupazioni degli agricoltori dei territori”, sottolinea Nicola Sichetti, Presidente di Cia Abruzzo. “Per una regione come la nostra, caratterizzata da produzioni di qualità, Dop e Igp, è indispensabile che ogni accordo commerciale garantisca una reale reciprocità, con controlli stringenti e tutele efficaci contro la concorrenza sleale”.
“Gli agricoltori abruzzesi” prosegue Sichetti, “non possono competere con prodotti che non rispettano gli stessi standard sanitari, ambientali e sociali richiesti in Europa. La sospensione della ratifica deve diventare un’occasione concreta per rafforzare le clausole di salvaguardia e difendere redditi, lavoro e sicurezza alimentare. In questo percorso, Cia Abruzzo continuerà a sostenere con forza la linea portata avanti da Cia nazionale, a tutela dell’agricoltura e dei cittadini europei”.
Ora, sotto i riflettori di Cia, l’intera fase di implementazione. “Le nostre proteste con migliaia di agricoltori, e questo ultimo atto del Parlamento Ue”, conclude Fini, “sono un messaggio chiaro sulla direzione da prendere: accordi commerciali internazionali solo a parità di regole e condizioni, per assicurare cibo sano, sicuro e trasparente ai nostri cittadini”.
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In Evidenza - 21 gen 2026
Emergenza cervi in Abruzzo: CIA chiede alla Regione il ripristino dell’equilibrio specie-ambiente
CIA Abruzzo lancia un nuovo e deciso appello alla Regione affinché venga riattivata con urgenza la procedura di prelievo selettivo del cervo, indispensabile per ristabilire l’equilibrio tra fauna selvatica, ambiente e attività agricole.
In vaste aree del territorio regionale, in particolare nella provincia dell’Aquila e nelle zone della Valle Peligna e Subequana, la densità della popolazione di cervi ha ormai superato livelli di sostenibilità. Secondo i dati raccolti dall’organizzazione, oltre il 60% dei danni alle colture agricole è oggi riconducibile a questa specie, con conseguenze economiche sempre più gravi per le aziende agricole.
“Non siamo di fronte a un evento imprevedibile, ma al risultato di una gestione faunistica che da troppo tempo non trova piena attuazione negli strumenti normativi già disponibili", dichiara Nicola Sichetti, Presidente di CIA Abruzzo. “Gli agricoltori non possono più sostenere da soli il peso di questa emergenza: servono decisioni rapide, fondate su basi scientifiche e giuridicamente solide”.
CIA Abruzzo ricorda che i monitoraggi indicano densità di cervi nettamente superiori ai limiti fissati dall’ISPRA (2 capi ogni 100 ettari), collocando l’Abruzzo tra le regioni con la più alta concentrazione in Italia. Il Piano Faunistico Venatorio Regionale 2020 e la legge nazionale 157/1992, che include il cervo tra le specie cacciabili, forniscono già il quadro normativo necessario per avviare un prelievo selettivo sostenibile e legittimo.
“Il blocco delle precedenti iniziative non deve tradursi in immobilismo”, aggiunge Sichetti. “Al contrario, è indispensabile riavviare l’iter amministrativo alla luce delle recenti pronunce, costruendo una procedura inattaccabile sotto il profilo formale, che consenta finalmente di intervenire”.
Oltre ai danni alle colture, CIA Abruzzo segnala un aumento degli incidenti stradali e gravi ripercussioni sulla biodiversità, con particolare riferimento alla competizione alimentare che mette a rischio specie vulnerabili come il camoscio appenninico.
“Ripristinare l’equilibrio specie-ambiente significa tutelare la sicurezza dei cittadini, la biodiversità e la dignità del lavoro degli agricoltori abruzzesi”, conclude il presidente di CIA Abruzzo. “Confidiamo in un intervento immediato della Regione per dare risposte concrete a un settore allo stremo”.
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In Evidenza - 20 gen 2026
Cia protesta a Strasburgo: a rischio 40mila posti e giro d’affari da 22 mld di zootecnia Made in Italy
“Accetteremo il Mercosur solo alle nostre condizioni. Per questo siamo oggi a Strasburgo con centinaia di agricoltori arrivati da tutta Italia. Ribadiamo al Parlamento europeo che senza reciprocità piena e controlli serrati non c’è accordo che tenga. L’agricoltura ne uscirebbe a pezzi”. Dalla seconda mobilitazione europea nell’arco di due mesi, dopo quella a Bruxelles, si leva la voce del presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini. Dati alla mano, lo scenario è preoccupante, soprattutto per i comparti più sensibili: zootecnia e risicoltura in testa.
L’ANALISI CIA - La protesta di Cia vuole accendere i riflettori sui numeri drammatici dell’accordo Ue-Mercosur così com’è: circa 40.000 posti di lavoro a rischio in Europa nell’agroalimentare, oltre a falle nei controlli e squilibri produttivi che minacciano i produttori italiani. “Non ci fermiamo -ribadisce Fini- pretendiamo nero su bianco la reciprocità degli standard produttivi, sanitari e ambientali, più controlli rigorosi su tutte le merci dal Sud America e clausole di salvaguardia rapide e efficaci”.
I SETTORI PIÙ COINVOLTI - Cia rileva che, in uno scenario di aumento dell’import a condizioni più favorevoli, una maggiore disponibilità di prodotto può esercitare una pressione al ribasso sui prezzi, con ricadute negative su intere filiere. Se nel settore zootecnico l’Italia vanta una filiera forte (la produzione di carni si attesta sui 3,3 milioni di tonnellate), i Paesi del Mercosur sfornano 38,5 milioni di tonnellate di carni, mentre l’import attuale è limitato solamente a 41mila tonnellate per un valore di 288 milioni di euro. La forbice di scala tra capacità produttiva e mercato evidenzia, dunque, ampi margini di crescita che potrebbe avere l’export di carni dal Mercosur, col rischio di minare la redditività di un settore che da noi vale circa 22,7 miliardi di euro. Si stima che entro il 2040, l’import di carni suine e pollame da quei Paesi aumenterà del +25%. Nel comparto ortofrutticolo, invece, l’Ue importa 39mila tonnellate di frutta e verdura e 1.200 tonnellate di riso. Volumi modesti oggi, ma con che, con dazi azzerati, possono esplodere comprimendo prezzi e margini italiani.
Sul riso, è particolarmente rilevante anche il dato sulla concorrenza dei paesi Mercosur al nostro export: nel 2024 l’Italia ne ha prodotto 1.448.760 tonnellate per un valore delle esportazioni di 680 milioni euro intra-Ue e 187 milioni extra-Ue: quindi eventuali distorsioni competitive dal via libera all’accordo potrebbero riflettersi non solo sul mercato interno, ma anche sulle performance sui mercati stranieri.
I CONTROLLI - Cia lancia soprattutto l’allarme per la carenza di controlli. In particolare, l’organizzazione segnala le criticità del settore della carne bovina: un audit Ue, per esempio, ha già smascherato le falle nell’export di carne non conforme per la presenza dell’ormone estradiolo 17-beta. Malgrado il Brasile abbia sospeso volontariamente le esportazioni verso l’Ue, partite di carne non conformi sono comunque riuscite ad arrivare in Italia. Più in generale, Cia ricorda come siano state spesso rilevate inefficienze, follow-up lenti e catene del freddo instabili nella logistica. Il Mercosur prevede regolamenti formali ma applicazioni disuniformi e le infrastrutture limitate non garantiscono standard adeguati lungo la filiera.
In merito alla questione dei controlli sulle importazioni dal Mercosur, dunque, per Cia il rischio principale non è solo “di settore”, ma di fiducia: bastano pochi casi negativi (anche isolati, come per l’estradiolo) per trascinare i consumatori italiani verso la diffidenza e la sfiducia nei confronti di filiere come quelle di carni, ortofrutta e riso, con effetti reputazionali devastanti per le aziende Made in Italy che rispettano norme Ue molto più stringenti.
“Era impensabile non essere qui, insieme alle altre organizzazioni europee, a difendere il futuro del comparto agricolo -conclude Fini-. Per assicurare cibo sano e sicuro a tutti, saremo sempre in prima linea e continueremo a esserlo per dettare le condizioni fondamentali in tutti gli accordi di libero scambio, viste le battaglie che ancora ci aspettano anche per la Pac”.
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In Evidenza - 19 gen 2026
Grano duro: Cia, positivo il via alla CUN. Garantire equità e trasparenza
Positiva l’istituzione della Commissione Unica Nazionale (CUN) per favorire trasparenza e ragionevolezza nella formazione dei prezzi del grano duro. Cia-Agricoltori Italiani accoglie favorevolmente la firma sul relativo decreto da parte del Masaf e del Ministero delle imprese e del Made in Italy. Si tratta di un importante risultato confederale.
Cia che per il grano, il riconoscimento del giusto prezzo ai produttori, la tutela del Made in Italy, conduce da anni una ferrea e instancabile battaglia, auspica che ci siano da subito tutte le condizioni affinché si possa, efficacemente, usufruire di uno strumento importante per il comparto cerealicolo.
Contro la crisi produttiva che sta affrontando il settore, piegato da costi fuori misura e prezzi in continua caduta, la CUN, di concerto con Granaio Italia e i contratti di filiera, rientra sicuramente tra gli strumenti importanti per valorizzare la produzione di grano duro, tassello fondamentale della filiera grano-pasta.
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In Evidenza - 15 gen 2026
Cia manifesta a Strasburgo il 20 gennaio: accordo Mercosur solo a nostre condizioni
“Nell’accordo Ue-Mercosur non ci sono ancora le dovute garanzie a tutela di agricoltori e cittadini, europei ed italiani. Per questo manifesteremo, con una numerosa delegazione di agricoltori, il 20 gennaio a Strasburgo”. Ad annunciarlo il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini che precisa: “Lo accetteremo solo alle nostre condizioni”.
Per Cia, come già sottolineato, la soglia di salvaguardia scesa dall’8% al 5% è stata un segnale lieve e piuttosto parziale, che riguarda solo l’avvio delle indagini, ma non fa scattare, in automatico, la clausola.
“E questo è, comunque, solo un aspetto di tutta la partita -continua Fini-. Ribadiamo che vogliamo, nero su bianco, il rispetto del principio di reciprocità: stessi standard produttivi, sanitari e ambientali che noi agricoltori garantiamo da sempre in Europa. Pretendiamo controlli serrati su tutte le merci in arrivo dal Sud America, insieme a clausole di salvaguardia realmente rapide ed efficaci. Perché solo a parità di regole e di condizioni non c’è concorrenza sleale. Lo dobbiamo ai nostri produttori, che ogni giorno lavorano con responsabilità e sacrificio. Lo dobbiamo, soprattutto, ai consumatori, che hanno diritto a cibo sano, sicuro e trasparente. Queste le rivendicazioni di Cia, pronte ad animare la protesta a Strasburgo e che -conclude Fini- il Parlamento europeo non potrà permettersi di ignorare”.
Cia sarà in prima linea, insieme al Copa-Cogeca, per difendere l’agricoltura europea, già travolta da una crisi senza fine e impegnata nell’ardua battaglia sulla Pac, e per assicurare al Made in Italy, e alla sua qualità, i giusti presupposti in tutti gli scambi commerciali internazionali.
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