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1 In Evidenza - 14 mag 2026

Montagna e aree interne: CIA Abruzzo presenta alla Regione un piano organico contro lo spopolamento

CIA-Agricoltori Italiani Abruzzo presenta alla Regione un piano di proposte per rilanciare le aree interne e contrastare lo spopolamento, in vista della seduta straordinaria del Comitato per la Legislazione del 14 maggio dedicata alle modifiche delle leggi regionali sulla montagna.

Nel documento inviato al presidente del Comitato e agli assessori competenti, l’organizzazione agricola chiede una svolta concreta nelle politiche regionali: non interventi frammentati, ma una strategia capace di rimettere al centro agricoltura, allevamento, servizi e qualità della vita nei territori montani.

“Non possiamo più limitarci a gestire il declino”, afferma il presidente di CIA-Agricoltori Italiani Abruzzo Nicola Sichetti. “Serve una visione che renda la montagna attrattiva per giovani, famiglie e imprese. L’agricoltura deve tornare ad essere il motore economico e sociale delle aree interne”.

Tra le proposte avanzate da CIA Abruzzo c’è il sostegno alla zootecnia estensiva e di montagna, attraverso incentivi legati alle filiere corte e ai marchi territoriali, per garantire reddito agli allevatori e contrastare l’abbandono dei pascoli. Centrale anche il recupero dei terreni agricoli abbandonati, con un piano straordinario destinato a restituire superfici coltivabili ai giovani e a chi decide di investire nelle aree interne.

L’organizzazione propone inoltre di riconoscere economicamente il lavoro degli agricoltori nella manutenzione del territorio, attraverso veri e propri contratti di manutenzione territoriale per attività di difesa idrogeologica, gestione forestale e cura del reticolo idrico.

Grande attenzione anche alla multifunzionalità agricola. Per CIA Abruzzo le aziende agricole devono diventare “hub di servizi” per le comunità locali, ospitando agricoltura sociale, fattorie didattiche, servizi per anziani e famiglie, oltre a svolgere un ruolo strategico nelle Comunità Energetiche Rinnovabili.

Nel documento trovano spazio anche proposte su scuole, sanità e infrastrutture. CIA Abruzzo chiede il mantenimento dei plessi scolastici nei comuni montani, il potenziamento della sanità territoriale e della telemedicina, una rete stradale efficiente e soprattutto il superamento del divario digitale attraverso banda larga e tutor digitali rurali a supporto di imprese e cittadini.

Sul fronte economico, l’associazione propone una fiscalità di vantaggio per chi investe in montagna: riduzione dell’IRAP, incentivi fiscali, credito d’imposta ed esenzioni IMU per le imprese che operano nei comuni montani.

“Le aree interne non hanno bisogno di assistenzialismo”, sottolinea Sichetti, “ma di strumenti che consentano alle imprese di creare lavoro e servizi. L’agricoltore oggi può diventare un vero manager agro-civico del territorio, custode dell’ambiente e punto di riferimento per le comunità locali”.

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1 In Evidenza - 13 mag 2026

AGIA Abruzzo: il ricambio generazionale in agricoltura chiave per la sicurezza del territorio e lo sviluppo sostenibile

Per rendere l'agricoltura realmente attrattiva per i giovani abruzzesi, non sono sufficienti i soli incentivi economici; è indispensabile un profondo cambio di prospettiva culturale. Questo è il messaggio centrale che AGIA Abruzzo, in linea con i recenti dati emersi dall'indagine Cia Trend “Coltivare Sicurezza, Attrarre Futuro”, intende sottolineare. L'associazione evidenzia l'urgenza di promuovere una nuova percezione del settore agricolo e un maggiore coinvolgimento delle nuove generazioni, fattori cruciali per la salvaguardia del territorio e per lo sviluppo sostenibile della regione.

 La ricerca “Coltivare Sicurezza, Attrarre Futuro” rivela una forte preoccupazione tra la maggioranza degli italiani riguardo a fenomeni come frane, alluvioni e dissesto idrogeologico. In questo contesto, l'agricoltura viene riconosciuta come un pilastro essenziale per la difesa del suolo e la tutela del paesaggio. L'89% degli intervistati ritiene che l'abbandono delle aree agricole incida direttamente sull'aumento di tali rischi, mentre oltre l'80% concorda sul fatto che sostenere chi coltiva significa investire attivamente nella sicurezza collettiva.


Tuttavia, emerge una significativa contraddizione: nonostante l'importanza riconosciuta, il settore agricolo registra una quota minima nelle preferenze 



occupazionali dei giovani. Viene percepito come stabile ma poco dinamico e meno attrattivo rispetto ad ambiti quali comunicazione, marketing e digitale. Questa percezione ostacola il ricambio generazionale, nonostante l'agricoltura rappresenti oggi un comparto sempre più innovativo e strategicamente rilevante.

 

AGIA Abruzzo ritiene fondamentale affrontare questa duplice sfida, culturale e strutturale. È necessario presentare l'agricoltura come un progetto professionale moderno, capace di offrire reali prospettive di reddito e una buona qualità della vita. Ciò richiede un investimento continuo nella formazione, che deve includere competenze avanzate in business plan, intelligenza artificiale, finanza e multifunzionalità. Parallelamente, sono indispensabili strumenti concreti per facilitare l'accesso dei giovani al settore, come la creazione di Società agricole emergenti e l'istituzione di fondi dedicati all'innovazione tecnologica.


Un altro punto cruciale è la promozione della “staffetta intergenerazionale”. Nelle aree interne, molti agricoltori anziani continuano a operare a causa della mancanza di un ricambio. AGIA Abruzzo propone l'introduzione di percorsi strutturati di affiancamento tra generazioni, supportati da incentivi fiscali e da un miglioramento delle condizioni previdenziali. Queste misure mirano a favorire il passaggio di consegne e ad aprire nuove opportunità professionali per i giovani nel settore.


“Il futuro del nostro territorio passa inevitabilmente per i giovani”, afferma Diego Pasqualone, presidente di AGIA Abruzzo. “I dati della ricerca confermano il valore inestimabile dell'agricoltura per la sicurezza e la tutela ambientale, ma evidenziano anche la difficoltà del settore nell'attrarre le nuove generazioni. 

Dobbiamo impegnarci a cambiare questa percezione, investendo con decisione in innovazione, formazione e accesso alla terra, e valorizzando il ruolo dell'agricoltore come vero manager del territorio. Solo così potremo garantire un futuro solido e sostenibile all'Abruzzo.”

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1 In Evidenza - 08 apr 2026

Maltempo, al via la conta dei danni: CIA, segnalazioni diffuse in tutta la regione, agricoltura in forte sofferenza

Dopo giorni di piogge intense e persistenti, cessate solo negli ultimi giorni, emerge un quadro estremamente critico per il comparto agricolo. Con l’apertura del nostro modulo di segnalazione stanno arrivando numerose comunicazioni da parte degli agricoltori, che raccontano una situazione diffusa di danni e forti criticità su tutto il territorio.

Le precipitazioni eccezionali, registrate dal 30 gennaio al 3 aprile 2026, hanno provocato allagamenti prolungati e terreni completamente saturi, mettendo in crisi numerosi vigneti. Le varietà precoci come Chardonnay, Pecorino, Pinot grigio e Viognier, già in fase di germogliamento, sono tra le più colpite.

Gli effetti sono evidenti e preoccupanti: ingiallimenti fogliari diffusi, germogliamento irregolare e, in molti casi, arretramento dei germogli già formati. Una situazione che lascia temere conseguenze concrete sulla produzione di uve 2026, con scenari ancora incerti nelle prossime settimane.

Ancora più allarmanti sono le segnalazioni provenienti dalle aree maggiormente colpite: crepe nei terreni, abbassamenti strutturali e vigneti completamente sradicati dalla forza dell’acqua, in particolare lungo il fiume Sangro. In alcune aziende i danni raggiungono punte fino al 60% delle coltivazioni.

Le criticità interessano in modo particolare la zona del Sangro e del Vastese, ma situazioni rilevanti si registrano anche a Loreto Aprutino, Miglianico e Ripa Teatina. Con la fine delle piogge si apre ora una fase delicatissima di monitoraggio e raccolta dati. Il quadro che emerge è già estremamente preoccupante e conferma la necessità di interventi urgenti a sostegno del comparto agricolo.

Per la segnalazione dei danni e per l’assistenza nella compilazione della modulistica ufficiale, le aziende agricole sono invitate a rivolgersi direttamente agli uffici CIA territoriali, che sono stati già attivati e stanno operando per raccogliere e gestire le segnalazioni.

Gli uffici provvederanno alla corretta compilazione dei modelli e al coordinamento delle procedure, garantendo un supporto puntuale alle imprese colpite.

“Le segnalazioni che stiamo ricevendo confermano una situazione molto seria e diffusa”, sottolinea il Presidente CIA Abruzzo, Nicola Sichetti. “Molte aziende rischiano di non riuscire a sostenere questo ulteriore shock.”

La raccolta delle segnalazioni resta attiva: si invitano tutti gli agricoltori a contattare tempestivamente gli uffici CIA di riferimento per procedere con la denuncia dei danni subiti.

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1 In Evidenza - 01 apr 2026

Gasolio agricolo: CIA Abruzzo, bene annuncio Lollobrigida. Credito d’imposta risultato di una battaglia concreta

“Esprimiamo il nostro pieno apprezzamento per le dichiarazioni del ministro Francesco Lollobrigida sul credito d’imposta per l’acquisto di gasolio agricolo, che premiano una battaglia condotta con forza da Cia-Agricoltori Italiani nelle ultime settimane”.

Così il presidente nazionale Cristiano Fini, che ricorda il lungo pressing della Confederazione sul Governo, culminato negli emendamenti al Dl Bollette già a ridosso dell’inizio della crisi energetica.

“Queste agevolazioni fiscali, già applicate durante il Covid, intervengono sui costi energetici e sugli investimenti in innovazione, garantendo la sostenibilità alle imprese agricole in un contesto di crescenti sfide geopolitiche e di mercato. Confidiamo che il Governo prosegua su questa strada con interventi strutturali più ampi, trasformando il sollievo temporaneo in una strategia duratura per l’agricoltura italiana, in particolare per le filiere più in crisi come quella cerealicola e zootecnica”.

A livello territoriale interviene anche il presidente di CIA Abruzzo, Nicola Sichetti, “Per le aziende agricole abruzzesi il costo del gasolio rappresenta una voce determinante. Il credito d’imposta è una misura attesa e fondamentale per sostenere la liquidità delle imprese e garantire la continuità produttiva.

È però necessario continuare su questa strada con interventi strutturali, capaci di rafforzare nel tempo la competitività del settore agricolo regionale”.

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1 In Evidenza - 26 mar 2026

IX Assemblea CIA Abruzzo, Nicola Sichetti rieletto presidente: focus su crisi e futuro dell’agricoltura

Si è svolta oggi, presso Villa Maria Hotel di Francavilla al Mare, la IX Assemblea Elettiva Regionale di CIA Agricoltori Italiani Abruzzo, un appuntamento centrale per il mondo agricolo regionale che ha visto una partecipazione ampia e qualificata di delegati, istituzioni e rappresentanti del settore. A moderare i lavori il direttore regionale Mariano Nozzi.

Nel corso dell’assemblea, Nicola Sichetti è stato rieletto Presidente per il prossimo mandato, a conferma del lavoro svolto e della fiducia dell’organizzazione nei suoi confronti.

L’assemblea ha rappresentato un momento di confronto concreto sulle principali sfide che interessano l’agricoltura abruzzese, in un contesto segnato da profondi cambiamenti economici, climatici e geopolitici. Al centro del dibattito temi cruciali come l’aumento dei costi di produzione, il caro energia, la gestione delle risorse idriche, il futuro della Politica Agricola Comune e le criticità legate alla manodopera e alla competitività delle imprese.

Al centro della relazione del Presidente Sichetti, è emersa con forza la necessità di costruire il futuro del settore partendo dalle sue radici, valorizzando il ruolo degli agricoltori come presidio economico, sociale e ambientale del territorio.

“L’agricoltura abruzzese attraversa una fase complessa ma ricca di potenzialità”, ha dichiarato Sichetti. “I numeri ci parlano di difficoltà reali, a partire dalla perdita di un terzo delle aziende negli ultimi anni, ma anche di un sistema che resiste e continua a 


rappresentare un punto di riferimento per le comunità. Oggi più che mai è necessario garantire reddito e dignità agli agricoltori, affrontando con decisione le emergenze legate ai costi di produzione, alla gestione dell’acqua e alla fauna selvatica. Serve meno burocrazia e più strumenti concreti, insieme a un rapporto nuovo e più efficace tra istituzioni e mondo agricolo”.

Sichetti ha inoltre sottolineato l’urgenza di rafforzare il ricambio generazionale, sostenere l’innovazione e accompagnare le imprese nella transizione digitale, senza perdere di vista il valore delle aree interne e della multifunzionalità, sempre più centrali per lo sviluppo del territorio.

Presenti il direttore nazionale Maurizio Scaccia, i presidenti provinciali Domenico Bomba per CIA Chieti-Pescara e Anna Maria di Furia per CIA L’Aquila-Teramo. 

All’assemblea sono intervenuti rappresentanti delle istituzioni regionali e locali. In particolare, l’assessore all’Agricoltura della Regione Abruzzo, Emanuele Imprudente, ha sottolineato l’importanza del dialogo con le organizzazioni agricole e il ruolo strategico del comparto per lo sviluppo del territorio, “Ringrazio per questi anni di collaborazione vera in un momento in cui tra alti e bassi l’agricoltura ha acquisito centralità maggiore rispetto al passato, subisce più di altri settori”, ha dichiarato Imprudente, “In questa situazione complicata cerchiamo di creare sinergia e avere sempre più consapevolezza della centralità del ruolo agricoltura”.

Ampio anche il contributo dei delegati, che hanno portato all’attenzione criticità ed esigenze delle diverse realtà produttive regionali.

A chiudere i lavori è stato il Presidente nazionale di CIA Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, che ha ribadito il ruolo strategico del settore agricolo nel contesto nazionale ed europeo.

L’agricoltura italiana è chiamata a svolgere un ruolo sempre più decisivo per garantire sicurezza alimentare, sostenibilità e coesione sociale”, ha dichiarato Fini. “In uno scenario internazionale complesso è fondamentale difendere una Politica Agricola Comune forte e adeguatamente finanziata, capace di sostenere il reddito degli agricoltori e accompagnare le imprese nelle sfide della transizione ecologica e digitale. La CIA continuerà a essere al fianco degli agricoltori, per rafforzarne la competitività e valorizzarne il lavoro”.

La IX Assemblea Elettiva Regionale si conferma così un momento chiave di partecipazione e indirizzo strategico, rilanciando l’impegno della CIA Abruzzo nel rappresentare e sostenere le imprese agricole e promuovere un modello di sviluppo più sostenibile, innovativo e attento alle esigenze dei territori.

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1 In Evidenza - 21 mar 2026

Ue: Cia, urgenti misure ad hoc contro caro gasolio ed energia. Fare di più per agricoltura


A conti fatti nelle ultime operazioni del Governo per calmierare i prezzi del carburante, non c’è alcuna agevolazione di peso per l’agricoltura, se non una riduzione minima pari a 4 centesimi, già oggi del tutto erosi dai rincari sul gasolio al distributore. È una fase d’instabilità pericolosa che richiede misure e risorse straordinarie anche da parte dell’Europa. A dirlo è il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, che aggiunge: “Dopo il Consiglio europeo di ieri, di apertura alla linea italiana per misure nazionali urgenti contro il caro-bollette, si passi dalle parole ai fatti anche per il nostro comparto. Serve il credito d’imposta per l’acquisto del gasolio agricolo”.
Con questo Cia ribadisce che poco o nulla fa l’accisa agevolata al 22% e Iva al 10%, riservata all’agricoltura, se non si interviene tempestivamente anche a livello europeo con strategie e risorse più consistenti e incisive, essenziali per far fronte a quella che è una crisi globale a tutti gli effetti, in un crescendo di conflitti e speculazioni.

“C’è un rischio elevato per la continuità produttiva della nostra agricoltura, per la tenuta di imprese e famiglie. Tra i campi e il carrello della spesa, agricoltori e cittadini continuano a pagare il prezzo più alto di una guerra che, ancora una volta, non mette al riparo prima di tutto le popolazioni più coinvolte e la sicurezza alimentare”.

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News Cia Abruzzo

1 In Evidenza - 16 feb 2022

Cia Abruzzo: aumentano i Comuni per la produzione di uva in deroga

Aumentano i Comuni che possono produrre in deroga in Abruzzo. Con una lettera indirizzata alla Regione, lo scorso 12 gennaio 2022, Cia Agricoltori-Italiani Abruzzo ha chiesto che vengano inseriti un maggior numero di Comuni tra quelli in cui poter produrre quantità maggiori di 300 quintali di uva da vino per ettaro, secondo quanto disposto dal nuovo articolo 8 della Legge 12 dicembre 2016 (deroga alla resa massima per ettaro). Il decreto indicava un numero di soli cinque Comuni autorizzati alla produzione di queste quantità: Miglianico, Paglieta, Santa Maria Imbaro, Tollo e Villalfonsina. Lo stesso atto ministeriale consente a Regioni e Province Autonome di chiedere l'inserimento di altri Comuni nelle aree con vigneti in deroga, a condizione che almeno il 25% dei viticoltori che hanno coltivato uva per vini generici in quei territori dal 2015 al 2019, abbia avuto una resa maggiore ai 300 quintali per ettaro. 

L’appello  è stato accolto dalla giunta regionale e dall’assessore all’Agricoltura, Emanuele Imprudente, anche a seguito del Tavolo verde convocato dall’organizzazione lo scorso 28 gennaio, ampliando anche a ulteriori Comuni le aree vitate in cui sarà possibile produrre in deroga, oltre ai Comuni che erano già stati inseriti.


“Un risultato positivo”, afferma Mauro Di Zio, presidente Cia Abruzzo, “Riteniamo che anche molti altri Comuni abbiano i requisiti per poter usufruire della deroga evitando problemi soprattutto alle aziende vitivinicole che conferiscono alle cantine sociali”, spiega il presidente, “Nella provincia di Chieti, che è quella maggiormente vitata, ci sono Comuni in cui i produttori, già nelle precedenti vendemmie, hanno raggiunto rese superiori ai 300 quintali per ettaro, proprio per questo parametro riteniamo l’ampliamento giusto e opportuno”, continua Di Zio, “Pur riconoscendo la validità della Legge, chiediamo, inoltre, di creare un periodo di transizione affinché il processo sia graduale. Siamo favorevoli alle innovazioni normative, ma a patto che siano rispondenti alle realtà del territorio”.


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1 In Evidenza - 15 feb 2022

Grano: Cia e Italmopa insieme per costruire una “filiera bio equa italiana”

Collaborare per sviluppare e promuovere insieme progetti di filiera del grano 100% biologico italiano, con l’obiettivo di soddisfare i requisiti di qualità e sostenibilità e di garantire il giusto prezzo a tutti i soggetti coinvolti. Questo il senso del protocollo d’intenti siglato oggi a Roma dal presidente di Cia-Agricoltori Italiani, Dino Scanavino, e dal presidente della Commissione Prodotti biologici di Italmopa, Nicola De Vita.

Lo scopo delle due organizzazioni è quello di costruire una vera e propria “filiera bio equa italiana”, partendo dai primi anelli della filiera, vale a dire produttori agricoli e industria molitoria, per poi allargarlo agli altri attori, fino alla Grande distribuzione organizzata.

Alla base del protocollo, la consapevolezza della centralità del settore biologico, sia per i consumatori, sia per le nuove politiche comunitarie e nazionali, dalla Pac al Green Deal al PNRR, in un’ottica di maggiore sostenibilità ambientale, economica e sociale.

D’altra parte -ricordano Cia e Italmopa- in Italia l’agricoltura biologica conta 2 milioni di ettari coltivati, il 16% circa (330.284 ettari) destinato ai cereali, di cui il 34% al grano duro e il 10% al frumento tenero; oltre a impegnare 80.000 operatori per un valore alla produzione di 3,5 miliardi di euro. Anche nella sfida europea, ovvero arrivare entro il 2030 a destinare il 25% dei terreni agricoli al bio, l’Italia risulta in vantaggio, con una percentuale di coltivazioni dedicate al 16% contro l’8% della media Ue.  

Per questi motivi, con il protocollo d’intenti firmato oggi, Cia e Italmopa intendono adoperarsi per promuovere equi accordi commerciali fra i soggetti coinvolti, improntati al giusto prezzo, con l’impegno a collaborare per la definizione dell’opportuno meccanismo di definizione dei prezzi, della tipologia di contratti e della loro durata.

Inoltre, le due organizzazioni vogliono condividere gli obiettivi di qualità, dai requisiti della materia prima agli sfarinati al prodotto finito, nonché valorizzare la trasparenza e la tracciabilità delle filiere, l’origine italiana del grano biologico ovvero le specifiche aree territoriali regionali vocate del Paese.

L’obiettivo finale resta quello di comprendere, in tali accordi di filiera, tutti i soggetti coinvolti, dai produttori agli stoccatori, dai primi e secondi trasformatori alla Gdo. Con due considerazioni sullo sfondo: pagare il giusto prezzo ad agricoltori e molini è indispensabile per permettere la programmazione della produzione di grano, mentre oggi il ruolo della Grande distribuzione è sempre più centrale per poter valorizzare i prodotti biologici sul mercato.

In particolare, Cia e Italmopa si impegnano a favorire, tra le proprie strutture, modalità quali Contratti di Filiera e Contratti di Coltivazione, con dettagliati disciplinari di produzione tracciati, particolarmente avanzati dal punto di vista ambientale e sociale, promuovendo al contempo la ricerca e i processi innovativi, per esempio l’utilizzazione di strumenti digitali come la Blockchain.

“Questo protocollo d’intenti è un contributo importante per consolidare e rafforzare i rapporti nella filiera del grano bio Made in Italy -hanno detto i presidenti Scanavino e De Vita- e costruire percorsi sempre più green e di qualità, riconoscendo contemporaneamente il giusto reddito a tutte le componenti della catena produttiva, dal campo allo scaffale”.      

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1 In Evidenza - 12 feb 2022

San Valentino: Cia, con rose estere alle stelle, 50% coppie sceglierà bouquet Made in Italy

Un San Valentino con pochi mazzi di rose, il cui prezzo al dettaglio è arrivato fino a 10 euro (+40%) per il fiore a gambo lungo, sopra i 70cm. Il 50% delle coppie innamorate sceglierà, dunque, bouquet misti in cui prevale prodotto tipico Made in Italy, composizioni più economiche -30 euro in media-, con varie tipologie: ranuncoli, fresie, anemoni, gerbere, alstroemerie, garofani (tutti da 1,5 a 2 euro a stelo) e al centro una singola rosa rossa. Il garofano viene anche usato il 14 febbraio per le classiche composizioni a forma di cuore. Cia-Agricoltori Italiani ricorda come il settore del fiore reciso italiano sia particolarmente legato (a differenza del Nord Europa) alle ricorrenze particolari: la festa della mamma, quella della donna, San Valentino e il giorno dei defunti, che rappresentano più del 50% degli acquisti annui di fiori. In questo 2022 giro d’affari della festa degli innamorati si attesta per Cia sugli 80 milioni di euro -in linea con il 2021- con la vendita di circa 30 milioni di fiori.

La crisi del sistema internazionale dei trasporti durante la pandemia ha, dunque, diminuito l’import estero delle rose, che vengono al 90% da Equador (le Freedom e Explorer), Colombia, Kenya (la famosa Red Naomi), Etiopia e Zimbabwe, dove il basso costo della manodopera e il clima caldo, che non necessita serre riscaldate, non rendono più competitiva da molto tempo la produzione europea di questo fiore, ben prima dell’attuale emergenza energetica. La poca produzione italiana, non riscaldata in serra, deve aspettare la bella stagione e non è pronta per la commercializzazione del 14 febbraio.  

Se il rincaro del fiore simbolo di San Valentino è, quindi, effetto della scarsità di prodotto sul mercato, i floricoltori italiani non ne traggono grande vantaggio andando, sostanzialmente, in pareggio. La stima di una maggiore vendita di fiori italiani (+20%) dovrà, infatti, compensare i rincari dell’energia elettrica che -contrariamente a quanto sostenuto in questi giorni- non hanno a che vedere col riscaldamento delle serre. La maggior parte del prodotto floricolo italiani nei distretti toscani, campani e del ponente ligure coltiva, infatti, in campo aperto oppure in serra fredda. In queste realtà, il prezzo maggiorato di gas e gasolio (quello agricolo è passato da uno a 1,20 euro e si prevede che salga ancora di 10-15 centesimi) incidono piuttosto sulle irrigazioni di soccorso per fiori, che necessitano di essere preservati dalla prolungata siccità che ha contraddistinto questo inverno; oppure si abbattono su interventi ordinari e necessari come le per l’alimentazione delle celle di conservazione e le lampade per l’infiorescenza. Cia ricorda, inoltre, l’aumento del 30% di alcune materie prime indispensabili al settore florovivaistico, come il terriccio, gli antiparassitari o gli imballaggi. Il prezzo della plastica è aumentato del 18%, stessa percentuale di incremento anche per il legno, i listini delle torbe sono cresciuti del 10%, quelli dei prodotti fitosanitari del 10%.

In Italia il florovivaismo rappresenta il 5% della produzione agricola e conta 27 mila aziende e 100 mila addetti, di cui 20mila coltivano fiori e piante in vaso e 7mila sono vivai. Il comparto intero vale 2,5 miliardi di euro, con cinque Regioni che intercettano l’80% della produzione nazionale: la Liguria, che copre il 31% del totale, la Campania con il 16%, la Toscana con il 13%, la Puglia con l’11% e la Sicilia con il 10%.

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1 In Evidenza - 11 feb 2022

Fauna selvatica: Cia, a trent’anni da Legge tutela si chiede riforma radicale

 A trent’anni dalla Legge 157/92 sulla fauna selvatica, il Paese è invaso da quasi 2 milioni di cinghiali e, ora, anche in allerta per il diffondersi della peste suina africana, dopo i casi in Liguria e Piemonte, tema tra l’altro, oggi, all’odg del Consiglio dei Ministri. Una riforma radicale della norma è quanto più urgente, ripartendo con il Mipaaf dal suo stato di attuazione, fermo al 2007. Così Cia-Agricoltori Italiani intervenendo, a Firenze, nell’ambito dell’evento Arci Caccia in occasione dell’anniversario e per stringere il cerchio sui luci, ombre e prospettive di un’emergenza ingombrante. 

“Si torni in Parlamento per fare il punto sulla Legge 157/92, insufficiente a regolare un fenomeno ormai fuori controllo -ha detto all’incontro il vicepresidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Mauro Di Zio-. Istituzioni, politica, organizzazioni di categoria e attori sociali, tornino seriamente a confrontarsi per modificare e aggiornare un testo ormai estremamente superato e che mai ha avuto piena attuazione”.

Cia-Agricoltori Italiani, infatti, è da tempo che chiede di rivedere le regole di gestione della fauna selvatica e con il progetto “Il Paese che Vogliamo” del 2019 è arrivata anche a presentare al Governo la sua proposta di revisione della legge. Tra i punti chiave, come ricordato nei giorni scorsi per via dell’allerta PSA, l’attivazione di una campagna di controllo e riduzione del numero dei cinghiali, principali vettori, con figure qualificate e strumenti innovativi. 

Quello che Cia sostiene e che il vicepresidente Di Zio ha ribadito alla platea di Arci Caccia, è la necessità di agire in modo razionale nella gestione della biodiversità, con un riequilibrio del rapporto fra uomini e ungulati. Ridurre la densità dei cinghiali con un prelievo selettivo, affidato a figure come il coadiutore e con l’utilizzo, per esempio, di visori notturni.

A rischio, nel caso specifico della peste suina, interi allevamenti di suini, eccellenza del Made in Italy, e più in generale, con l’aumento del numero dei cinghiali in circolazione, la tenuta di migliaia di imprese agricole. Senza dimenticare il tema della sicurezza pubblica con oltre 10 mila incidenti l’anno, provocati da cinghiali e animali selvatici.
“L’impegno deve essere nazionale, oltre che regionale -ha aggiunto Di Zio-. Tanti sforzi sono stati fatti, in questi anni, dalle amministrazioni territoriali per arginare il problema, per adeguare le misure di controllo, ma non può bastare. Serve una cabina di regia unica ed efficace, interventi più incisivi. Un approccio finalmente pragmatico che, adesso più che mai -ha concluso Di Zio- deve essere in grado di rispondere anche agli obiettivi di sostenibilità ambientale, economica e sociale”. 

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1 In Evidenza - 08 feb 2022

Export: Cia con JIEF, agriturismo e foodtech per attrarre il Giappone. Cibo italiano +15%

Eccellenze agroalimentari Made in Italy e agriturismi, digitale e sostenibilità alimentare, gli asset del nuovo protocollo d’intesa, biennio 2022-2024, siglato tra Cia-Agricoltori Italiani e la Japan Italy Economic Federation (JIEF) per cogliere le nuove sfide post pandemia, grazie anche alla crescita dell’export agroalimentare italiano nel Paese del Sol Levante (+15% nel 2021 rispetto all’anno precedente). Oggi, in videoconferenza, alla presenza dell’Ambasciatore d’Italia a Tokyo, Gianluigi Benedetti, la firma sul rinnovo del partenariato da parte dei presidenti Dino Scanavino per Cia e Daniele di Santo per JIEF.

Dal 2017, l’intesa tra Cia e JIEF, organizzazione della comunità imprenditoriale giapponese con interessi verso l’Italia, è motore di tante iniziative strategiche a sostegno e promozione delle aziende agricole e agroalimentari italiane, dagli incontri virtuali con i buyer fino all’ospitalità agrituristica per clienti nipponici, e guarda con attenzione al posizionamento sul mercato estero da parte del Giappone. Resta, di fatto, il 6° partner commerciale per l’Italia al di fuori dell’Europa con l’agroalimentare che, con il 30%, rappresenta la fetta più grande delle esportazioni totali nazionali per un valore, nel 2021, di ben 2,1 miliardi.

Dunque, nella relazione tra Italia e Giappone, un potenziale socioeconomico importante da capitalizzare, interessante l’attenzione crescente per il vino, a tutela e valorizzazione del cibo nostrano, ancora di più tenuto conto della pandemia mondiale e dell’esigenza globale di lavorare per la ripresa. 

Per Cia e JIEF i prossimi passi saranno, quindi, concreti e mirati a rilanciare rapporti di sinergia istituzionale e a maturare su digitalizzazione, gestione del rischio in agricoltura, ricambio generazionale e promozione agrituristica, verso il grande appuntamento con Expo 2025 a Osaka.

Nell’impegno, sottoscritto dalle due organizzazioni - che nel 2017 costruirono solide basi con la definizione di un memorandum condiviso - il sostegno, ancora più incisivo, alla ripresa delle relazioni e dei progetti Italia-Giappone dopo due anni di emergenza sanitaria, attraverso il vantaggio del BtoB online e il valore aggiunto delle aree interne d’Italia per lo sviluppo del turismo rurale post-Covid. 

Infine, la connessione tra imprese, mercati e istituzioni, confermata da Cia e JIEF, quale fulcro nell’epoca delle grandi opportunità con l’Italia che dovrà saper spingere le sue produzioni agroalimentari e le sue piccole e medie imprese agricole, cogliendo appieno il valore di PNRR, Pac e Green Deal Ue.

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1 In Evidenza - 08 feb 2022

Nutriscore: Cia, grave classificare tutte le bevande alcoliche come pericolose

Suggerire di classificare come pericolose tutte le bevande alcoliche, perfino quelle che contengono una piccola quantità di alcol, è davvero grave e intollerabile. Si sta assistendo a una continua criminalizzazione, in primis del vino, senza fare una necessaria distinzione tra consumo moderato e abuso e cancellando completamente valori come la qualità e la tradizione. Così Cia-Agricoltori Italiani, in merito alla proposta di Serge Hercberg, uno degli ideatori del sistema di etichettatura Nutriscore, che ha chiesto di bollare come pericolosa per la salute (con una F nera) ogni bevanda alcolica.

            C’è bisogno di un nuovo scatto a livello politico per bloccare ipotesi come questa, che sono dannose per il settore -spiega Cia-. Ribadiamo che le indicazioni in etichetta devono essere chiare e oggettive, finalizzate a informare e non a condizionare le scelte alimentari. Con il Nutriscore, invece, si creano più danni che benefici, confondendo i consumatori e penalizzando erroneamente l’agroalimentare tipico e di qualità, a partire dal Made in Italy.

            Un giudizio semplicistico e distorto sul singolo alimento o sulla singola bevanda alcolica, secondo Cia cancellerebbe l’assunto universalmente riconosciuto dal mondo scientifico che non esistono cibi “buoni” e “cattivi”, ma piuttosto regimi alimentari corretti o meno, a seconda del modo in cui vengono integrati quotidianamente i prodotti tra di loro.

            Per questo, l’ennesima volta, torna il “no” assoluto al Nutriscore in ogni sua accezione -conclude Cia-. E’ un sistema che mette in discussione i valori della nostra Dieta mediterranea, patrimonio dell’Unesco proprio perché combina il corretto stile di vita con un’alimentazione sana e diversificata, basata su un legame unico con i territori, la loro cultura e le loro eccellenze.

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