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2 In Evidenza - 03 feb 2026

Al via la prima fase di CIA Talent: un percorso per valorizzare giovani professionalità e competenze

È ufficialmente partita la prima fase di CIA Talent, il progetto promosso da CIA Agricoltori Italiani Chieti-Pescara con l’obiettivo di valorizzare i talenti e favorire l’ingresso di nuove professionalità all’interno dell’organizzazione.

La fase iniziale del percorso prevede un programma strutturato di formazione generale, inserimento organizzativo e orientamento, a cui seguirà una formazione specifica dedicata ai diversi ambiti di competenza. Un percorso pensato per accompagnare i partecipanti nella conoscenza del sistema CIA, del suo metodo di lavoro e dei valori che ne guidano l’azione.

CIA Talent nasce con l’obiettivo di rafforzare la struttura organizzativa attraverso nuove competenze, trasmettendo una solida cultura associativa e favorendo una crescita concreta, sia professionale che umana, dei partecipanti. L’iniziativa punta a costruire nel tempo un vero e proprio “vivaio di eccellenze”, capace di contribuire allo sviluppo e al rinnovamento dell’organizzazione.

Le selezioni proseguiranno nei prossimi mesi e rappresentano un importante periodo di conoscenza reciproca: da un lato CIA valuta competenze, motivazione e attitudine dei giovani coinvolti; dall’altro i partecipanti possono comprendere se il contesto associativo e organizzativo risponde alle proprie aspettative e prospettive professionali.


“L’avvio dei tirocini formativi di CIA Talent rappresenta un investimento strategico sul capitale umano dell’organizzazione”, dichiara il direttore Alfonso Ottaviano, “Rafforzare la struttura significa elevare la qualità delle professionalità al servizio di cittadini e imprese, ma anche potenziare l’azione politico-sindacale della CIA. È un passaggio fondamentale per affrontare con competenza, visione e autorevolezza le sfide future del settore”.

Dopo l’evento di lancio, la prima fase del progetto si è conclusa con esito positivo, registrando un buon livello di adesioni e un significativo coinvolgimento, a conferma dell’interesse verso il percorso proposto.

Al centro di CIA Talent c’è la formazione, intesa non solo come esperienza operativa, ma come preparazione strutturata e continua. Investire sui giovani significa rafforzare il futuro dell’organizzazione e del territorio, puntando su competenze, innovazione e ricambio generazionale.

Con CIA Talent, CIA Agricoltori Italiani Chieti-Pescara conferma il proprio impegno nel costruire opportunità di crescita e nel valorizzare i talenti come leva strategica per il futuro.

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1 In Evidenza - 27 gen 2026

Giornata della Memoria: Cia, dall’orrore della Shoah all’agricoltura come strumento di pace


Oggi, in tutta Italia, si celebra la “Giornata della Memoria”, per imprimere nella memoria collettiva del Paese uno degli orrori più gravi e inauditi di cui l’uomo sia stato protagonista.
“Nessuno può dire: questo non mi tocca. La memoria è un dovere per tutti”, rifletteva lo scrittore Italo Calvino. È necessario, dunque, ricordare il passato per comprendere la storia e trarne insegnamento, sottolinea il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini.

“Questa giornata è un’occasione per riflettere sulla tragedia della Shoah e sul nostro angoscioso presente, perché non si ripetano gli orrori passati e si metta fine a tutti i conflitti e alle violenze nel mondo -osserva Fini-. Pensiamo soprattutto a Gaza, all’Iran, all’Ucraina, al Sudan, alla Repubblica Democratica del Congo e ad altre aree dimenticate, con l’auspicio che la politica e la diplomazia tornino a essere i soli mezzi per risolvere le controversie internazionali e costruire concreti percorsi di pace, a garanzia dei diritti umani e della democrazia”.

In questo processo, continua il presidente di Cia, “l’agricoltura ha un ruolo fondamentale: assicura la sicurezza alimentare nelle zone di crisi, sostiene le comunità rurali colpite dalla guerra e diventa strumento di riconciliazione attraverso lo sviluppo sostenibile dei territori”.

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1 In Evidenza - 21 gen 2026

Mercosur: Cia, ascoltati da Parlamento Ue. Invio a Corte di Giustizia sia utile

“Finalmente c’è un Parlamento europeo che dimostra di aver ascoltato le nostre preoccupazioni e richieste sul Mercosur. La nostra manifestazione di ieri a Strasburgo è stata determinante e andrà avanti, nelle forme più opportune, affinché la sospensione della ratifica rappresenti, adesso, un tempo utile per far rispettare le nostre condizioni in questo, come in tutti i futuri negoziati commerciali”. Così il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, rispetto all’ok dell’Eurocamera sull’invio dell’accordo direttamente alla Corte di giustizia Ue.

“Sebbene non ad ampia maggioranza, il voto odierno rinvia tutto alla verifica di compatibilità con i trattati Ue e, soprattutto”, specifica Fini, “fornisce uno spazio di pressione importante perché si garantiscano vera reciprocità, controlli ferrei e clausole di salvaguardia automatiche. Siamo pronti al confronto su questi nodi per noi dirimenti a tutela degli agricoltori e dei cittadini europei, in termini di competitività produttiva e di standard sanitari e ambientali che devono essere i medesimi imposti ai produttori e agli allevatori europei”.

Sulla stessa linea anche Cia Abruzzo, che esprime soddisfazione per la decisione del Parlamento europeo. “L’invio dell’accordo Mercosur alla Corte di Giustizia Ue rappresenta un passaggio fondamentale per dare finalmente risposte concrete alle preoccupazioni degli agricoltori dei territori”, sottolinea Nicola Sichetti, Presidente di Cia Abruzzo. “Per una regione come la nostra, caratterizzata da produzioni di qualità, Dop e Igp, è indispensabile che ogni accordo commerciale garantisca una reale reciprocità, con controlli stringenti e tutele efficaci contro la concorrenza sleale”.

“Gli agricoltori abruzzesi” prosegue Sichetti, “non possono competere con prodotti che non rispettano gli stessi standard sanitari, ambientali e sociali richiesti in Europa. La sospensione della ratifica deve diventare un’occasione concreta per rafforzare le clausole di salvaguardia e difendere redditi, lavoro e sicurezza alimentare. In questo percorso, Cia Abruzzo continuerà a sostenere con forza la linea portata avanti da Cia nazionale, a tutela dell’agricoltura e dei cittadini europei”.

Ora, sotto i riflettori di Cia, l’intera fase di implementazione. “Le nostre proteste con migliaia di agricoltori, e questo ultimo atto del Parlamento Ue”, conclude Fini, “sono un messaggio chiaro sulla direzione da prendere: accordi commerciali internazionali solo a parità di regole e condizioni, per assicurare cibo sano, sicuro e trasparente ai nostri cittadini”.

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2 In Evidenza - 21 gen 2026

Tutela degli agricoltori, interesse generale e servizi essenziali: la posizione di CIA sui Consorzi di Bonifica

CIA – Agricoltori Italiani ribadisce con forza che la propria priorità resta la tutela degli agricoltori, dei loro redditi e della continuità dei servizi essenziali, a partire dall’irrigazione e dalla bonifica.

In riferimento alle recenti sentenze del TAR Abruzzo – Sezione di Pescara, che riguardano il Consorzio di Bonifica Centro, la CIA chiarisce che si tratta di contenziosi di natura tecnica e amministrativa, normali in una fase complessa che interessa non solo questo Consorzio, ma l’intero sistema della bonifica.

“Le sentenze non mettono in discussione la funzione della bonifica, ma richiamano tutti a una gestione tecnica e amministrativa più chiara e ordinata”, ha sottolineato il direttore CIA, Alfonso Ottaviano, presente alla conferenza stampa, “È necessario evitare confusione tra gli agricoltori e lavorare con responsabilità.”

CIA ha espresso pieno riconoscimento al Consiglio di Amministrazione del Consorzio di Bonifica Centro, composto da agricoltori ed espressione diretta del territorio, e al suo presidente Enisio Tocco, per il lavoro svolto in due anni particolarmente complessi, in una situazione ereditata da decenni di criticità strutturali e gestionali.

L’attuale CdA ha avviato un piano di risanamento e programmato investimenti indispensabili per garantire il futuro della bonifica e dell’irrigazione, un percorso che la CIA continuerà a sostenere insieme a tutte le associazioni di categoria, nell’interesse esclusivo del mondo agricolo.

La CIA ribadisce alcuni principi fondamentali:

  • Gli agricoltori devono avere servizi efficienti e continui.

  • Devono avere accesso all’acqua per produrre, perché senza acqua non esiste agricoltura di qualità né reddito.

  • Devono sostenere ruoli equi e sostenibili, compatibili con redditi agricoli già sotto pressione.

Allo stesso tempo, i Consorzi di Bonifica non servono solo gli agricoltori, ma svolgono un ruolo essenziale anche per:

  • La sicurezza idraulica dei territori.

  • La tutela dei cittadini.

  • Il supporto alle imprese e alle attività produttive.

“La tutela deve essere generale, non limitata a singole posizioni”, sottolinea Ottaviano, riferendosi a tutti i Consorzi di Bonifica, non solo a quello Centro.

L’organizzazione conferma il proprio impegno a mantenere un dialogo costante con la Regione Abruzzo e tutte le forze politiche, per accompagnare il piano di risanamento, garantire l’accesso alle risorse disponibili e sostenere investimenti strategici per il territorio.

Eventuali sentenze, procedimenti o percorsi giudiziari utili a fare chiarezza sulla gestione o su eventuali criticità dovranno essere affrontati senza timori: il Consorzio agirà sempre nel rispetto delle regole e dell’interesse pubblico.

“In queste settimane si è generata molta confusione tra gli agricoltori”, avverte il direttore provinciale, “indebolire i Consorzi significa indebolire i servizi, bloccare investimenti e compromettere l’ordinaria amministrazione.”

Dopo anni, i Consorzi sono tornati a essere gestiti dagli agricoltori. La CIA sceglie una linea di responsabilità, unità e tutela concreta, convinta che solo attraverso confronto istituzionale, collaborazione e visione di interesse generale si possa garantire acqua, sicurezza e futuro ai territori.

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2 In Evidenza - 21 gen 2026

Convocazione della IX Assemblea Elettiva Provinciale CIA Chieti-Pescara

È convocata la IX Assemblea Elettiva Provinciale CIA Chieti-Pescara per il rinnovo degli organismi provinciali e l’elezione del Presidente.

L’Assemblea si terrà:

  • Data: Sabato 7 febbraio 2026

  • Orario: Ore 9:00

  • Luogo: Ristorante L’Altra Chiave, San Vito Chietino (CH)

L’appuntamento rappresenta un momento fondamentale di partecipazione democratica e confronto, volto a definire il futuro dell’organizzazione provinciale.

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1 In Evidenza - 21 gen 2026

Emergenza cervi in Abruzzo: CIA chiede alla Regione il ripristino dell’equilibrio specie-ambiente

CIA Abruzzo lancia un nuovo e deciso appello alla Regione affinché venga riattivata con urgenza la procedura di prelievo selettivo del cervo, indispensabile per ristabilire l’equilibrio tra fauna selvatica, ambiente e attività agricole.

In vaste aree del territorio regionale, in particolare nella provincia dell’Aquila e nelle zone della Valle Peligna e Subequana, la densità della popolazione di cervi ha ormai superato livelli di sostenibilità. Secondo i dati raccolti dall’organizzazione, oltre il 60% dei danni alle colture agricole è oggi riconducibile a questa specie, con conseguenze economiche sempre più gravi per le aziende agricole.

“Non siamo di fronte a un evento imprevedibile, ma al risultato di una gestione faunistica che da troppo tempo non trova piena attuazione negli strumenti normativi già disponibili", dichiara Nicola Sichetti, Presidente di CIA Abruzzo. “Gli agricoltori non possono più sostenere da soli il peso di questa emergenza: servono decisioni rapide, fondate su basi scientifiche e giuridicamente solide”.

CIA Abruzzo ricorda che i monitoraggi indicano densità di cervi nettamente superiori ai limiti fissati dall’ISPRA (2 capi ogni 100 ettari), collocando l’Abruzzo tra le regioni con la più alta concentrazione in Italia. Il Piano Faunistico Venatorio Regionale 2020 e la legge nazionale 157/1992, che include il cervo tra le specie cacciabili, forniscono già il quadro normativo necessario per avviare un prelievo selettivo sostenibile e legittimo.

“Il blocco delle precedenti iniziative non deve tradursi in immobilismo”, aggiunge Sichetti. “Al contrario, è indispensabile riavviare l’iter amministrativo alla luce delle recenti pronunce, costruendo una procedura inattaccabile sotto il profilo formale, che consenta finalmente di intervenire”.

Oltre ai danni alle colture, CIA Abruzzo segnala un aumento degli incidenti stradali e gravi ripercussioni sulla biodiversità, con particolare riferimento alla competizione alimentare che mette a rischio specie vulnerabili come il camoscio appenninico.

“Ripristinare l’equilibrio specie-ambiente significa tutelare la sicurezza dei cittadini, la biodiversità e la dignità del lavoro degli agricoltori abruzzesi”, conclude il presidente di CIA Abruzzo. “Confidiamo in un intervento immediato della Regione per dare risposte concrete a un settore allo stremo”.

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News Cia Abruzzo

1 In Evidenza - 07 mar 2022

Ucraina: Cia, su prezzo pane non pesa grano ma costi energetici industria e speculazioni

A pesare sugli attuali rincari non è il rialzo del prezzo del grano tenero, che incide tradizionalmente pochissimo (8,5%) sul costo scaffale di pane, prodotti da forno e da pasticceria. Secondo Cia-Agricoltori Italiani, sono i maggiori costi di elettricità, gas, carburante per la logistica, imballaggi a impattare sull’industria della panificazione e sulla distribuzione, che non devono -però- scaricare sui cittadini gli aumenti, ma ripartirli equamente su tutta la filiera. Cia ricorda, inoltre, che il prezzo del frumento tenero è aumentato già da molti mesi, ben prima del conflitto in Ucraina. Tuttavia, non ci sono speculazioni dalla parte agricola, che non si è arricchita per questi rialzi e ha venduto il grano ai commercianti in estate a 22 euro, mentre ora il prezzo è di 34 al quintale. Cia non vuole lanciare allarmismi sul tema del sovranismo alimentare: non abbiamo, infatti, pericolo di restare senza pane, né ci sono colli di bottiglia nell’approvvigionamento di grano tenero dall’estero. A preoccupare, invece, la situazione dei fertilizzanti e l'esorbitante aumento dei prezzi del gas naturale che ne è l'ingrediente principale. Proprio ora che siamo nel periodo dei trattamenti nei campi, c’è rischio di una riduzione del loro utilizzo, che impatterà sulla qualità del raccolto.

A pesare, dunque, non la congiuntura bellica, ma fattori di natura strutturale e speculativa. La forte pressione internazionale sui cereali ha a che fare soprattutto con l’incertezza legata al lungo periodo pandemico e all'andamento negativo dei raccolti a livello mondiale, dovuto a siccità e climate change. Nel caso dell’Italia, le importazioni di grano tenero da Russia e Ucraina sono assolutamente marginali (5%) e sostituibili con fonti di approvvigionamento alternative, senza particolari ripercussioni sulla nostra industria alimentare, che deve far fronte ai ben più gravi problemi dell’esplosione dei costi energetici e logistici. Si rileva, inoltre, che l’import da Russia e Ucraina riguarda tipologie di frumento tenero ad alto contenuto proteico, per prodotti di lunga lievitazione destinate alla biscotteria, non certo alla panificazione, sulla quale si concentra in questi giorni l’allarme di molti.

In merito alla questione del sovranismo alimentare, per Cia il tema non è il deficit dell'import da compensare con la produzione nazionale (attualmente viene coperto il 35% del nostro fabbisogno di grano tenero), semmai di gestire in modo più efficiente la filiera internazionale. La preoccupazione di Cia riguardo alla congiuntura bellica risiede, invece, sui rincari eccezionali dei fertilizzanti a base azotata di provenienza russa (nitrato d’ammonio e urea), che hanno fatto registrare aumenti del +380% sul livello dell'ultimo trimestre del 2020. Questo è allarmante per tutta l’agricoltura italiana, non solo per il settore cerealicolo. Su quel versante, poi, la preoccupazione maggiore non è sul frumento tenero, ma soprattutto sul grano duro -ingrediente principale per la produzione della pasta- poiché i nostri coltivatori hanno bisogno di fertilizzanti per ottenere l’elevato contenuto proteico richiesto dall’industria pastaria, fiore all’occhiello del Made in Italy.

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1 In Evidenza - 06 mar 2022

Nicola Sichetti eletto nuovo presidente Cia Abruzzo

Nicola Sichetti è il nuovo presidente di Cia Agricoltori-Italiani Abruzzo. Eletto nel corso dell’VIII Assemblea Elettiva regionale ieri a Pescara, succede a Mauro Di Zio, che ha guidato la Confederazione negli ultimi otto anni. I lavori di apertura, condotti dal direttore regionale, Mariano Nozzi,  iniziano con un netto “no alla guerra” di Cia che sottolinea essere al fianco della popolazione ucraina condannando ogni azione di tipo bellico e lanciando una campagna di raccolta fondi.

Dopo undici anni di presidenza della Cia di Chieti prima e Chieti-Pescara poi, Sichetti passa ora al regionale, “In questi anni ho sempre cercato di svolgere il mio ruolo con spirito di servizio con una visione di sistema”, afferma, “Il rapporto continuo con gli associati e il funzionamento e la valorizzazione degli organismi sono stati alla base della mia azione. I rapporti interni al sistema sono stati caratterizzati dal confronto nel rispetto dei ruoli”, continua il neo presidente, “Nei prossimi quattro anni il programma di governo di Cia Abruzzo ritengo debba svilupparsi su quattro direttrici: economia, sociale, associativa e gestionale”.

Presente all’assemblea anche l’Assessore all’agricoltura regionale, Emanuele Imprudente, che ha ricordato la difficoltà e la delicatezza del momento che stiamo vivendo, caratterizzato da aumento dei costi delle materie prime e dell’energia, debito pubblico alle stelle, instabilità geopolitiche che impattano irrimediabilmente anche sul settore primario.

Il presidente uscente Mauro Di Zio ha sottolineato l’importanza di rendere migliore l’agricoltura e quanto il gruppo dirigente abruzzese rappresenti un punto di riferimento importante nel panorama nazionale, “Lascio oggi questo incarico con grande serenità e con una convinzione: quella che i rinnovati organismi dirigenti, in cui continuità e rinnovamento sono giustamente dosati, hanno un alto livello di consapevolezza di quanto utile una organizzazione come la nostra sia per il mondo agricolo e per la società intera”. 

Presenti all’assemblea molti esponenti degli enti e delle organizzazioni del territorio a testimoniare la rete che negli anni è stata intessuta attorno al comparto agricolo. 

Fanno parte del nuovo comitato esecutivo: Domenico Bomba, Roberto Battaglia, Enrico Calentini, Antonella Vicoli e Giuseppe De Blasis. 


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1 In Evidenza - 03 mar 2022

Caro energia: Cia a Patuanelli, tutelare settore florovivaistico. Italia seconda in Ue

Il caro energia pesa anche sul florovivaismo italiano e sulla produttività delle 24 mila aziende del settore già piegate dalla pandemia e ora preoccupate anche per l’impatto della guerra in Ucraina su aumento dei prezzi e costi di produzione, sulla tenuta degli scambi internazionali con l’export floricolo Made in Italy a +33%, record storico nel primo trimestre 2021 (903 milioni di euro in un anno). L’Italia faccia fronte all’emergenza umanitaria, ma non si perda di vista la funzionalità del suo sistema che deve molto ad agricoltura e florovivaismo. A dirlo Cia-Agricoltori Italiani con l’Associazione Florovivaisti Italiani che oggi, nella sede romana dell’organizzazione, hanno incontrato il ministro delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli per un incontro di ricognizione sui punti irrisolti del settore, ma strategici per il suo sviluppo.

I PUNTI DEL SETTORE - Completare l’iter parlamentare del Ddl sul florovivaismo bloccato al Senato; investire nelle strutture di protezione; sostenere la promozione del comparto sui mercati Ue e internazionali, oltre a creare un ufficio dedicato al Florovivaismo all’interno del Mipaaf, le quattro macro azioni nuovamente condivise da Cia e Florovivaisti Italiani con il ministro, ricordando che il settore in Italia, senza aiuti specifici, rappresenta il 5% del Pil agricolo nazionale con fatturato pari 2,8 miliardi con l’indotto a monte e a valle del settore che impiega più di 100 mila lavoratori specializzati.

Al settore -sollecitano Cia e Florovivaisti italiani- serve una chiara definizione e tutti gli strumenti già individuati negli articoli del disegno di legge sul flovovivaismo per un armonico sviluppo del comparto che rappresenta il punto di partenza della filiera produttiva, contribuendo alla sua qualità e, più in generale, alla tutela del patrimonio agricolo. Inoltre, contro costi dell’energia e delle materie prime alle stelle, uniti agli effetti dei cambiamenti climatici, c’è la richiesta di rilanciare anche per il florovivaismo l’urgenza di investimenti per serre sempre più innovative e sostenibili sulla scia dell’impegno del PNRR per i “Parchi agrisolari”. Sono interventi che possono incidere positivamente anche sulla competitività del settore nell’ottica di restare il secondo Paese esportatore in Europa, ma difficile da garantire senza un’adeguata campagna di promozione e il sostegno mirato delle istituzioni. A tal riguardo, torna il pressing di Cia e Florovivaisti italiani affinché il Mipaaf si doti di un ufficio dedicato al Florovivaismo che possa supportare il tavolo di settore e consentire un lavoro sinergico tra le diverse realtà produttive coinvolte, così come accade per altri comparti dalla zootecnia all’ortofrutta.

Tante, infatti, le voci del comparto florovivaistico, da quella del mondo viticolo a quella dell’ornamentale, delle piante certificate, in vaso, del fiore reciso, verde, frutticoltura e canapa. Campi produttivi specifici, ma con le stesse priorità portate all’attenzione del ministro. Chiedono ancora una volta meno burocrazia che ingabbia la produzione e incide sulla tenuta delle imprese, maggior dialogo, linee guide unitarie e formazione sulle normative fitosanitarie, il criterio della reciprocità per non importare dall’estero anche malattie, la tutela del settore dalla concorrenza sleale e dalla pressione del caro energia. La transizione verde è possibile, ma il settore ha bisogno di strumenti adeguati e condizioni eque, a livello Ue e internazionale, per perseguirla.

GLI INTERVENTI DEI PRESIDENTI - “Il Paese non può fermarsi -sono intervenuti i presidenti di Cia, Dino Scanavino e Florovivaisti Italiani, Aldo Alberto-. Bisogna ripristinare la funzionalità del sistema al di là della guerra e affrontare il tema drammatico della fornitura di gasolio e degli aumenti sui costi delle materie prime. Dialogare con continuità insieme al ministro -hanno concluso Scanavino e Alberto- è fondamentale per non perdere di vista le priorità, arginare le emergenze e progettare insieme, guardando al PNRR e alla Pac, lo sviluppo di un comparto chiave per il Made in Italy, come sta dimostrando di essere il florovivaismo”.

LE DICHIARAZIONI DEL MINISTRO STEFANO PATUANELLI - “Per sostenere gli extra costi di produzione abbiamo stanziato da fine 2021 a oggi circa 10 miliardi di euro, necessari a ridurre il peso delle bollette per imprese e famiglie - è intervenuto il ministro Patuanelli. Credo sia opportuno, alla luce di quanto sta accadendo sullo scenario internazionale, procedere a uno scostamento di bilancio. Tuttavia, il problema è europeo, per questo anche ieri, nel corso del Consiglio straordinario Agrifish, ho proposto l’adozione di un Energy Recovery Fund, debito comune per far fronte a una situazione inedita di aumento dei prezzi. Nel breve non illudiamoci che rispetto ai costi di produzione ci sia la capacità di annullare completamente l’effetto degli aumenti. Ci sono dinamiche difficili da gestire come quelle speculative, ma stiamo lavorando per garantire il reddito delle imprese, il loro accesso al credito, la transizione verde e la tutela del Made in Italy”.

“Quanto al ddl sul florovivaismo -ha concluso Patuanelli entrando nel merito del settore- non c’è una volontà di ritardare l’iter al Senato, quanto un Parlamento bloccato per motivi evidenti a tutti. Inoltre, quella del disegno di legge per il settore è un’esigenza sentita e condivisa da più fronti di Camera e Senato. Ciò, garantisco, agevola lo studio fattivo per la risoluzione”.  

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1 In Evidenza - 03 mar 2022

Biologico: Cia, storico sì del Parlamento al Ddl. Governo armonizzi testo su biodinamico

Soddisfazione per la tanto attesa approvazione della legge nazionale sul biologico. L’Italia può dirsi più vicina a un ruolo da protagonista nel settore su scala globale, forte di una leadership ampiamente riconosciuta a livello Ue e internazionale, in termini di produzione, superfici, consumi e valore dell’export. “Chiediamo ora -dichiara il presidente Cia-Agricoltori Italiani, Dino Scanavino- l’impegno a rimuovere gli ultimi due richiami al biodinamico ancora presenti, per armonizzare il testo di legge con l’Odg accolto ieri dal Governo”. Cia ricorda che ha ritenuto di non aderire all’iniziativa legislativa di equiparazione con il metodo biologico in mancanza di normative valide a livello europeo sul biodinamico, che avrebbero creato impedimenti burocratici e aperto la strada a prevedibili contenziosi.

“La legge nazionale sul biologico, attesa da 12 anni, rappresenta il pilastro necessario alla costruzione del futuro agricolo del Paese, come chiede l’Europa con il Green Deal, che vede proprio nel biologico uno dei driver principali per la transizione del sistema agroalimentare verso la sostenibilità”, ha dichiarato Scanavino. Già oggi l’Italia è leader del settore in Ue con 80.000 operatori e oltre 2 milioni di ettari coltivati. Il carrello della spesa bio degli italiani ha superato nel 2021 i 4,5 miliardi e il biologico vale il 6% delle esportazioni agroalimentari tricolori, regalando al Paese il secondo posto nella classifica mondiale dell’export di prodotti bio, subito dopo gli Stati Uniti.

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1 In Evidenza - 03 mar 2022

Fieragricola: Cia, Italia più forte con rinnovabili. Almeno il 10% da agroenergie

In pochi giorni la guerra in Ucraina ha riscritto l’agenda delle priorità globali, soppiantando anche la transizione ecologica, ma questa resta, soprattutto per l’Italia e la su agricoltura, una leva strategica importante contro il caro energia, con aumenti per le aziende agricole oltre il 120%, e per ridurre la dipendenza di gas dall’estero, in primis dalla Russia che ha garantito all’Italia circa il 40% dei consumi nazionali pari a 76 miliardi di metri cubi nel 2021. Il Governo, quindi, resti saldo nell’impegno assunto con il PNRR per lo sviluppo delle energie rinnovabili (fondi pari a 24 miliardi) e punti sull’agricoltura per la produzione di energia pulita da fotovoltaico, biogas e biomasse. Così Cia-Agricoltori Italiani dal convegno, sugli incentivi e le opportunità del Piano, tenuto a Fieragricola 2022 e guardando al Dl energia appena approvato che spinge le rinnovabili, ma non valorizza il contributo del mondo agricolo.

Mentre si cerca un’alternativa al metano di Mosca, riportando in auge anche il super inquinante carbone -ha ricordato Cia dall’evento con Aiel, Associazione italiana energie agroforestali, Esco Agroenergetica e Tecno Srl- c’è un settore produttivo come l’agricoltura che pesa solo il 7% circa sul totale delle emissioni prodotte che si riversano sull’ambiente e svolge un ruolo primario nell’assorbimento di C02, sequestrando 0,5 tonnellate di carbonio per ettaro l’anno. Ad affiancarla, boschi e foreste che fanno da spugna al 40% di gas serra a livello globale e, solo in Italia, trattengono circa 90 milioni di anidride carbonica. Dunque -commenta Cia- l’agricoltura può, più di tutti i comparti, guidare la transizione green, contribuendo alla neutralità climatica Ue entro il 2050 e agli obiettivi intermedi del pacchetto “Fit for 55” per ridurre le emissioni di gas serra del 55% entro il 2030 e traguardare la copertura del 40% degli usi finali di energia con fonti rinnovabili. All’Italia spetta il 30%, almeno il 10% può arrivare dalle agroenergie.

            “Adesso il nostro Paese -ha detto il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Dino Scanavino- deve spingere sull’autoproduzione e per la diversificazione delle fonti energetiche in chiave sostenibile. Acceleri, quindi, su fotovoltaico e carbon farming, riconoscendo centralità al settore agricolo che negli anni ha già ampliato la produzione di rinnovabili e biomasse (+690%). Bene, quindi, il bando da 1,5 miliardi del PNRR (misura “Parco Agrisolare”) per l’installazione di pannelli fotovoltaici sui tetti agricoli, senza consumo di suolo e si acceleri anche -ha aggiunto Scanavino- per lo sviluppo del biometano (fondi trasversali pari a 1,9 miliardi) molto atteso dalla filiera zootecnica”.

“Per effetto del conflitto Russia-Ucraina, il Dl energia mostra attenzione rinnovata alle rinnovabili, peccato non faccia altrettanto con il mondo agricolto. Non è efficace sul caro bollette, né risolve la mancata classificazione delle aziende agricole come energivore. Non è giusto, infatti, considerare i costi energetici solo in relazione ai volumi consumati, ma sarebbe più equo valutarne lincidenza percentuale sui fatturati aziendali, che per gli agricoltori ha un impatto medio molto alto, sia a livello di energia termica che elettrica”.

            FOTOVOLTAICO E PARCO AGRISOLARE - Nella corsa all’autosufficienza energetica un ruolo chiave è giocato dal fotovoltaico, ma per ridurre il costo delle bollette e traguardare gli obiettivi climatici Ue al 2030 e senza toccare suolo, l’Italia dovrà installare circa 65-70 GW di energie rinnovabili entro i prossimi 10 anni e triplicare la potenza fotovoltaica installata sui tetti delle aziende agricole. Per il 2030 il 70-72% dell’elettricità dovrà essere prodotta per lo più da fotovoltaico ed eolico.

L’agricoltura a fine 2020 contava più di 38 mila impianti fotovoltaici installati, pari a una potenza di 2.496 MW. Solo utilizzando le coperture agricole, zootecniche e agroindustriali si può recupera una superficie utile di oltre 150 milioni di mq di pannelli con la produzione di quasi 29 mila GW di energia solare. La soluzione dei parchi agrisolari, dunque, finanziata anche dal PNRR per una superficie complessiva pari a 4,3 milioni di mq per 0,43 GW, è un punto importante nella promozione e l’incremento dell’efficienza energetica. Ancora di più perché utilizzando i tetti dei fabbricati, tutela produzione agricola e terreno fertile. Lo sforzo in più, infatti, non dovrà pesare sulla terra dove per raggiungere i nuovi obiettivi Ue, occorrerà prevedere un utilizzo di superficie agricola tra i 30 e 40 mila ettari, un valore inferiore allo 0,5% della Sau.

            BIOGAS - L’Italia è leader in Europa nella produzione di biogas con 1.600 impianti attivi e investimenti, negli ultimi 14 anni, pari a circa 4,5 miliardi di euro. Eppure, c’è sempre più bisogno di trasformare gli sprechi in energia e, quindi, di incentivare il biogas, sfruttando gli scarti agricoli e reflui di allevamenti, per creare impianti a terra, su aree abbandonate, marginali e non idonee alla produzione; e valorizzare lo stoccaggio al suolo del carbonio assicurato da agricoltura e foreste. Anche in questo caso, strategico è il PNRR con il fondo da 1,9 miliardi per lo sviluppo di biometano. Serve sviluppare filiere agroenergetiche locali per l’approvvigionamento dei residui, altrimenti inutilizzati, e impianti a che permettano di coniugare la produzione di energia rinnovabile con la riduzione dell’impatto ambientale delle aziende del settore in termini di emissioni di metano. Stando alla produzione agricola attuale, entro il 2030 il biometano agricolo potrebbe essere in grado di immettere nella rete quasi 7 miliardi di metri cubi di gas, contribuendo a circa il 15% del fabbisogno nazionale.

BIOMASSE - Per uscire dall’uso dei combustibili fossili, altrettanto cruciale è la gestione forestale attiva e sostenibile, utile a incrementare il potenziale di assorbimento della C02. In Italia, in 10 anni, la quantità di anidride carbonica assorbita dai boschi è aumentata di ben 290 milioni di tonnellate e la quantità di carbonio organico in essi stoccata, e quindi sottratta stabilmente all’atmosfera, è passata da 490 a 569 milioni di tonnellate. Già oggi oltre 16,6 milioni di tonnellate di biomasse legnose sono destinate, ogni anno, alla produzione di energia termica, con un fatturato che raggiunge i 4 miliardi di euro. I biocombustibili legnosi sono estremamente più convenienti di quelli fossili. Il costo di produzione di 1 MWh con biomasse legnose oscilla tra i 24 e i 72 euro, quello con le fonti fossili tra i 103 e i 146 euro. Occorre ora puntare sullo sviluppo della filiera foresta-legno-energia a partire dalla valorizzazione della materia prima agricola locale e finalizzata anche alla creazione di reti di teleriscaldamento con biocombustibili legnosi. Infine, anche la manutenzione delle foreste, resta un compito cucito addosso agli agricoltori, il 40% delle aziende del settore è interessato da boschi con gli agricoltori, per natura, custodi e guardiani del territorio, anche in chiave climatica.

 

            “L’Italia ha chiaramente bisogno di uno sviluppo energetico virtuoso -ha concluso il presidente nazionale di Cia, Dino Scanavino- con le agroenergie fonte non solo di autosufficienza per il Paese, ma anche di reddito per le aziende che possono così mantenere e migliorare la loro produttività, pur rispettando l’ambiente. Dunque, nonostante le nuove criticità sul fronte europeo e internazionale, il PNRR deve continuare a lavorare per la ripresa del Paese e ancora di più concorrere a rilanciarne l’unicità che in buona parte arriva dall’agricoltura, la cui multifunzionalità e capacità di innovare potrà essere determinante da qui ai prossimi anni”.

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1 In Evidenza - 03 mar 2022

Fieragricola: Cia, da PNRR 500 mln per spingere transizione digitale settore

Guidare gli agricoltori verso la transizione digitale, accompagnando le aziende nei processi di innovazione, meccanizzazione e ammodernamento del parco macchine. Obiettivo sfruttare al meglio le risorse a disposizione, dagli incentivi fiscali per l’Agricoltura 4.0, che continueranno anche per tutto il 2022, ai 500 milioni di euro previsti dal PNRR per progetti di investimento sulla digitalizzazione delle imprese del settore. Questa la mission di Cia-Agricoltori Italiani, che a Fieragricola 2022 porta con sé tre importanti player dell’Agritech nazionale – Image Line, Ruralset e xFarm – partner strategici dell’organizzazione per alfabetizzare e traghettare i produttori verso lo smart farming.

            D’altra parte, secondo le stime di Cia, oggi ancora il 50% delle aziende agricole non ha familiarità con l’Agritech e, su oltre 12 milioni di ettari di SAU (Superficie Agricola Utilizzata), solo il 4% è perfettamente “tecnologica”.

            Ecco perché ora bisogna spingere sulla trasformazione digitale del settore primario. Tanto più che l’Europa, con il Green Deal, chiede a tutti gli agricoltori di trasformare più rapidamente i metodi di produzione e utilizzare sempre di più le nuove tecnologie, per ottenere migliori risultati ambientali, aumentare la resilienza climatica, ridurre e ottimizzare l’uso dei fattori produttivi. Ed è qui che entra in gioco la partnership di Cia con Image Line, Ruralset e xFarm, costruita proprio per supportare le aziende nella scelta delle soluzioni digitali migliori, offrendo una formazione tecnica dedicata e fornendo servizi utili a implementare il business, per diventare più sostenibili senza perdere competitività.

Tanti, infatti, sono i workshop con i tre partner a Fieragricola, nello stand C7 della Confederazione al Padiglione 12, per illustrare le opportunità offerte dall’agricoltura di precisione e dalle tecnologie di Agricoltura 4.0 per “produrre di più con meno”, razionalizzando gli input chimici e idrici sfruttando i dati acquisiti tramite sensori e satelliti. Insomma, robotizzazione in campo e Big Data, insieme al miglioramento della tracciabilità e trasparenza delle filiere agroalimentari con la blockchain e al necessario rinnovo del parco automezzi.

I numeri sono già incoraggianti e dimostrano tutto l’impegno del settore primario. Ad esempio, per il mercato delle macchine agricole, il 2021 è stato un anno da record, dopo un 2020 ko a causa della pandemia, con un incremento superiore al 30% spinto proprio dalla ripresa della domanda di macchinari agricoli di nuova generazione, dai sistemi satellitari ai protocolli Isobus fino alla sensoristica e ai sistemi di rete, per merito degli incentivi fiscali per il 4.0, che restano in vigore anche tutto quest’anno.

“Il rinnovo del parco macchine è una priorità -ha spiegato il presidente nazionale di Cia, Dino Scanavino-. Abbiamo mezzi datati, con un’età media di 20/25 anni. Continuare a incentivare l’ammodernamento in primis dei trattori, dando il via a una vasta campagna di meccanizzazione agricola, anche con il contributo del PNRR e della nuova Pac, è fondamentale per abbattere del 95% le emissioni inquinanti, limitare i consumi di carburante e i costi per gli agricoltori, migliorare la sicurezza sul lavoro, tenuto conto che nel 2021 c’è stato un incremento degli incidenti sui campi del 3,6% con oltre 17.000 casi”.

Anche il mercato italiano dell’Agricoltura 4.0 continua ad aumentare, nonostante i rallentamenti dovuti al Covid, generando un fatturato nazionale che ormai supera il mezzo miliardo di euro, ovvero il 4% del mercato mondiale, con i giovani a guidare il cambiamento in atto. Sono le imprese agricole under 35, infatti, cresciute oltre il 15% fino a quota 60.000, le protagoniste delle sperimentazioni sul campo di software gestionali, sistemi di monitoraggio e mappatura, trattamenti con droni e sensori e piattaforme per la tracciabilità alimentare.

“Oggi più che mai, il digitale si rivela il paradigma fondamentale per garantire la sostenibilità dell’agricoltura, sia dal punto di vista ambientale che economico -ha detto il business strategy manager di Image Line, Cristiano Spadoni-. La sfida più importante, ora, è la valorizzazione del patrimonio informativo delle aziende, cioè dei dati raccolti sul campo con sistemi gestionali innovativi (Farm Management Information Systems). Questo è il nostro obiettivo e il contributo alla partnership con Cia”.

“Fare smart farming significa raccogliere dati, elaborarli e prendere decisioni grazie alle informazioni raccolte, e questa è la chiave di volta per salvaguardare la redditività dell’agricoltura -ha continuato il titolare di Ruralset, Roberto Bandieri-. Con Cia e gli altri partner vogliamo fare ancora di più, costruendo un’interfaccia digitale che diventi il canale di dialogo preferenziale tra aziende agricole, Pubblica amministrazione, enti pagatori e associazione”.

“Il nostro lavoro vuole portare benefici a migliaia di produttori italiani, grazie a strumenti e piattaforme tecnologiche che rendano più semplice ed efficiente la gestione delle proprie aziende -ha concluso Matteo Vanotti, ceo di xFarm-. Adesso, dopo due anni di pandemia e con la sfida europea del Green Deal, il 2022 può essere davvero l’anno di svolta del processo di transizione digitale del settore primario, guidato proprio dalla collaborazione con Cia”.     

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