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In Evidenza - 15 gen 2026

Cia manifesta a Strasburgo il 20 gennaio: accordo Mercosur solo a nostre condizioni


“Nell’accordo Ue-Mercosur non ci sono ancora le dovute garanzie a tutela di agricoltori e cittadini, europei ed italiani. Per questo manifesteremo, con una numerosa delegazione di agricoltori, il 20 gennaio a Strasburgo”. Ad annunciarlo il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini che precisa: “Lo accetteremo solo alle nostre condizioni”.
Per Cia, come già sottolineato, la soglia di salvaguardia scesa dall’8% al 5% è stata un segnale lieve e piuttosto parziale, che riguarda solo l’avvio delle indagini, ma non fa scattare, in automatico, la clausola.
“E questo è, comunque, solo un aspetto di tutta la partita -continua Fini-. Ribadiamo che vogliamo, nero su bianco, il rispetto del principio di reciprocità: stessi standard produttivi, sanitari e ambientali che noi agricoltori garantiamo da sempre in Europa. Pretendiamo controlli serrati su tutte le merci in arrivo dal Sud America, insieme a clausole di salvaguardia realmente rapide ed efficaci. Perché solo a parità di regole e di condizioni non c’è concorrenza sleale. Lo dobbiamo ai nostri produttori, che ogni giorno lavorano con responsabilità e sacrificio. Lo dobbiamo, soprattutto, ai consumatori, che hanno diritto a cibo sano, sicuro e trasparente. Queste le rivendicazioni di Cia, pronte ad animare la protesta a Strasburgo e che -conclude Fini- il Parlamento europeo non potrà permettersi di ignorare”.

Cia sarà in prima linea, insieme al Copa-Cogeca, per difendere l’agricoltura europea, già travolta da una crisi senza fine e impegnata nell’ardua battaglia sulla Pac, e per assicurare al Made in Italy, e alla sua qualità, i giusti presupposti in tutti gli scambi commerciali internazionali.



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In Evidenza - 15 gen 2026

Olio: Cia, Piano nazionale è ricetta anti-crisi contro fragilità strutturali settore


L’olio extravergine di oliva, pilastro fondamentale della Cucina Italiana riconosciuta patrimonio immateriale Unesco è minacciato da profonde fragilità strutturali. Al Tavolo tecnico di filiera olivicolo oleario convocato oggi al Masaf dal ministro Francesco Lollobrigida, Cia-Agricoltori Italiani ha lanciato un appello per non abbassare la guardia: il comparto sconta ancora una produzione interna insufficiente rispetto al fabbisogno nazionale, rese instabili e difficoltà competitive sui mercati internazionali, esponendo i produttori a volatilità e concorrenza sleale.


Il sistema olivicolo italiano patisce debolezze sistemiche radicate, come l’inadeguata disponibilità idrica, alti costi di produzione e una filiera esposta a pratiche svalorizzanti della Grande Distribuzione Organizzata (GDO), inclusi vendite sottocosto che riducono l’extravergine a mera commodity. Queste dinamiche minano la redditività di produttori, scoraggiando investimenti essenziali e compromettendo la loro redditività e la sostenibilità economica del settore. Inoltre, le importazioni extra-Ue non sempre trasparenti accentuano le tensioni, richiedendo controlli sulla tracciabilità per tutelare consumatori e agricoltori.


Cia ha posto al centro dell’incontro al Masaf il nuovo Piano Olivicolo Nazionale come strumento prioritario per dare concretezza al confronto istituzionale, come già condiviso con il sottosegretario Patrizio La Pietra, che Cia ha ringraziato per la volontà di dotare il settore di un documento programmatico per il futuro. Sono, dunque, necessarie misure strutturali – non solo emergenziali – per garantire un’equa ripartizione del valore lungo la filiera, stabilizzare le relazioni commerciali e sottrarre i produttori alla mercé del mercato. Non trascurabile il tema delle risorse finanziare per dare concretezza alle ambizioni del Piano. L’obiettivo strategico è incrementare la produzione nazionale in modo coerente con l’identità olivicola italiana, investendo in nuovi impianti moderni e nell’ammodernamento degli esistenti, miglioramento delle infrastrutture idriche e agricoltura di precisione per rese resilienti e competitive.

Parallelamente, va difeso il “giusto prezzo” coerente con i costi di produzione, contrastando le pratiche sleali e valorizzando le relazioni di filiera. Una massiccia strategia di comunicazione è imprescindibile: educare i consumatori a distinguere l’olio Evo italiano di qualità –presidio di salute e biodiversità– dal resto, promuovendone il valore intrinseco.



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In Evidenza - 15 gen 2026

Rifiuti agricoli: Cia, finalmente più semplificazione e meno burocrazia per le imprese


La semplificazione sulla gestione dei rifiuti agricoli entra finalmente nel vivo. Grazie all’azione portata avanti da Cia-Agricoltori Italiani, scatta l’esenzione dall’obbligo di iscrizione al RENTRI (Registro Elettronico Nazionale sulla Tracciabilità dei Rifiuti) per tutti gli imprenditori agricoli che adottano sistemi alternativi di tracciabilità, oltre a quelli con un volume d’affari annuo fino a 8.000 euro.

La disposizione, introdotta dalla legge di Bilancio (articolo 1, comma 789), rappresenta un riconoscimento concreto della specificità del settore agricolo e va nella direzione di ridurre oneri e adempimenti burocratici superflui, favorendo una gestione dei rifiuti più snella, efficiente e sostenibile.
I sistemi alternativi consentono, infatti, una gestione più agile e proporzionata alle reali esigenze delle imprese agricole, prevedendo la semplice conservazione per tre anni del documento di conferimento all’interno di circuiti e piattaforme di raccolta organizzate. Un meccanismo che garantisce comunque tracciabilità e controllo, senza gravare inutilmente sull’attività quotidiana delle aziende.

L’impegno della Confederazione, tuttavia, non si ferma qui. È ora fondamentale che il Mase proceda rapidamente all’emanazione di linee guida operative chiare e puntuali, in grado di sciogliere le criticità applicative ancora presenti e di accompagnare le imprese soggette all’obbligo nella corretta attuazione della norma. Linee guida che dovranno essere coerenti con lo spirito di semplificazione che alla base del testo e che Cia continuerà a seguire con attenzione, affinché l’obiettivo di un reale alleggerimento del carico amministrativo per gli agricoltori sia pienamente raggiunto.



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In Evidenza - 13 gen 2026

PSR 2014–2022 Abruzzo: Cia sottolinea l’importanza della concertazione e apprezza i risultati raggiunti

A seguito della conclusione degli adempimenti finali del Programma di Sviluppo Rurale (PSR) FEASR 2014–2022, Cia Abruzzo esprime soddisfazione per i risultati ottenuti dalla Regione Abruzzo, che ha registrato un utilizzo delle risorse pari al 100,12%, evitando così qualsiasi perdita di fondi preziosi e posizionando l’Abruzzo tra le eccellenze nazionali nella gestione dei fondi europei per lo sviluppo rurale.

“Il dato numerico riflette una gestione attenta e rigorosa”, afferma Nicola Sichetti, Presidente di Cia Abruzzo, “ma soprattutto l’impatto concreto sulle imprese agricole. Grazie agli investimenti PSR, molte aziende hanno potuto innovare e migliorare processi e tecnologie, rafforzando la propria competitività e la capacità di generare valore sul territorio”.

Cia Abruzzo rivolge un sentito ringraziamento al Vicepresidente e Assessore all’Agricoltura Emanuele Imprudente, alla Direttrice Elena Sico e a tutto il Dipartimento Agricoltura per il lavoro svolto. La collaborazione con le associazioni di categoria ha permesso di adottare misure efficaci e aderenti alle reali esigenze del settore, rafforzando l’agricoltura abruzzese e garantendo redditi sostenibili agli agricoltori.

“Mantenere aperto il dialogo tra istituzioni e organizzazioni di rappresentanza”,  prosegue Sichetti, “è fondamentale per garantire che lo sviluppo rurale si traduca in un reddito sostenibile per gli agricoltori e in un presidio di qualità ambientale e sociale per l’intero territorio. Ci auspichiamo che questo modello di collaborazione continui a sostenere la crescita e la modernizzazione dell’agricoltura regionale”.



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In Evidenza - 10 gen 2026

Mercosur: Cia, qualità Made in Italy non si baratta. Su accordo restiamo in allerta


La qualità del nostro Made in Italy agroalimentare non si baratta. Per questo, sebbene soddisfatti per la soglia di salvaguardia scesa al 5% come da noi richiesto, continuiamo a legare il nostro sì all’accordo Ue-Mercosur solo a parità di regole e condizioni, e a controlli serratissimi, davvero all’altezza di standard produttivi e sanitari che i nostri agricoltori e allevatori sostengono con responsabilità e sacrifici e che sono dovuti a tutti i cittadini europei. Questo il commento del presidente nazionale di Cia-Agricoltori, Cristiano Fini, all’ufficialità dell’intensa, raggiunta dal Coreper II, sul trattato di libero scambio tra Ue e blocco commerciale sudamericano (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay).

“Attenzione, -continua Fini- tutta la partita sulla reciprocità è ancora un elenco di promesse e preannunciate proposte, arrivate dall’ultimo Agrifish in risposta alle nostre pressioni e al lavoro importante fatto dalle nostre istituzioni”.

A Cia non bastano le intenzioni e l’Italia deve continuare a presidiare l’accordo, come fatto in questi ultimi mesi, e isolandolo da qualsivoglia questione geopolitica internazionale che possa minare l’Europa. 

La sfida è complessa, ma -per Cia- è essenziale ottenere un regolamento stringente e dettagliato che, tanto per cominciare, a fronte di quel 5%, soglia di variazione prezzo-volume per far scattare le indagini, preveda l’attivazione automatica della clausola. Inoltre, servono controlli sulle importazioni di gran lunga oltre il 50% dei prodotti e occorre che sia ferreo l’allineamento agli standard di produzione e fitosanitari, portando allo “zero tecnico” i livelli massimi di residui contenenti in prodotti come la frutta.

“Sull’import di carne e riso -precisa Fini- non possiamo permetterci di abbassare la guardia. Non è accettabile che nei nostri mercati entrino prodotti coltivati o allevati con sostanze e metodi vietati in Europa e in quantità che danneggiano il mercato interno. Ne va della salute dei cittadini e della tenuta delle nostre aziende”.
Il Mercosur -sostiene da sempre Cia- è un’opportunità per alcuni settori di punta dell’export, come vini e formaggi, ancora di più pensando alle Dop e Igp italiane. In ballo per l’Europa un valore potenziale pari a quasi 5 miliardi e una crescita per il Made in Italy agroalimentare superiore al mezzo miliardo.

“Su questo fronte possiamo alzare, ulteriormente, l’asticella -conclude Fini- in termini di protezione e promozione. Strategico intervenire adesso, definitivamente, sul giusto prezzo da riconoscere ai produttori, fare campagne sulla nostra cultura del cibo buono e sano, come sul lavoro insostituibile dei nostri agricoltori, dimostrare che gli accordi commerciali valgono quando creano efficienza, competitività e vantaggi reciproci. Il tempo a disposizione per aggiustare il tiro è quello del negoziato con il Parlamento Ue e i 27 governi, che adesso dovrà affrontare la nuova proposta. Cia e la sua mobilitazione è concentrata su queste carte”.



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In Evidenza - 08 gen 2026

Blue Tongue: bando in arrivo grazie all’azione di CIA Abruzzo

CIA Abruzzo comunica con soddisfazione l’imminente pubblicazione dell’Avviso Pubblico per l’aiuto straordinario alle aziende zootecniche colpite dal Blue Tongue Virus (BTV) nel corso del 2025.
Il bando sarà pubblicato entro questo fine settimana sui siti ufficiali della Regione Abruzzo e di FI.R.A. S.p.A., dove saranno indicati anche i tempi e le modalità per la presentazione delle domande attraverso lo sportello telematico regionale.

“Si tratta di un risultato importante”, commenta Nicola Sichetti, Presidente CIA Abruzzo, “che nasce dalle forti, continue e determinate azioni di sollecito che la nostra organizzazione ha portato avanti nei confronti del Dipartimento Agricoltura e della Regione Abruzzo. Fin dall’inizio dell’emergenza abbiamo chiesto con forza misure concrete per sostenere gli allevatori duramente colpiti dalle perdite causate dal virus, e oggi possiamo finalmente parlare di una risposta reale”.

L’intervento prevede uno stanziamento complessivo di 400.000 euro, destinato a compensare le perdite di capi per mortalità o abbattimento riconducibili all’epidemia di Blue Tongue Virus nel 2025. L’aiuto consiste in un indennizzo forfettario di 300 euro per ogni capo, regolarmente certificato dal Servizio Veterinario competente, con una copertura stimata di circa 1.334 capi e riguarderà i decessi e gli abbattimenti avvenuti dal 1° gennaio al 31 dicembre 2025.


L’aiuto sarà concesso in regime “de minimis” agricolo e, qualora le richieste superassero le risorse disponibili, il contributo verrà ripartito in modo proporzionale tra tutte le aziende ammissibili.

“Non parliamo di ristori simbolici”, sottolinea Sichetti, “ma di un segnale concreto di attenzione verso un comparto che ha subito danni economici pesantissimi. È il frutto di un lavoro sindacale costante, fatto di incontri, richieste formali e pressione istituzionale, che continueremo a portare avanti per ottenere ulteriori strumenti di tutela”.

Potranno accedere al bando gli imprenditori agricoli, singoli o associati, con sede operativa in Abruzzo, in possesso dei requisiti previsti, tra cui l’iscrizione alla Camera di Commercio con attività agricola, il fascicolo aziendale SIAN aggiornato, l’iscrizione alla BDN e la certificazione ASL attestante la morte per BTV.

“Per agevolare l’accesso al bando”, conclude il Presidente regionale, invitiamo tutti gli allevatori interessati a rivolgersi agli uffici CIA presenti sul territorio, che sono a disposizione per fornire informazioni, verificare i requisiti e assistere nella corretta compilazione e trasmissione delle domande”.



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In Evidenza - 08 gen 2026

Pac: Cia, da Ue segnali positivi. Ora servono chiarezza e più garanzie


Adesso carta canta. I correttivi della von der Leyen alla sua proposta di riforma della Pac post 27, in primis i 10 miliardi in più per l’agricoltura italiana sono, chiaramente, un segnale positivo, ma all’agricoltura servono chiarezza e, soprattutto, più garanzie. Le stesse che ci faranno dire sì al Mercosur se assicurata, nero su bianco, la reciprocità richiesta. Così il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, che aggiunge: “A quanto pare, la nostra mobilitazione del 18 dicembre a Bruxelles e il pressing del nostro governo sono stati determinanti, e devono continuare a esserlo, a tutela di tutti gli agricoltori e i cittadini europei”.

Prudenza e guardia alta restano, dunque, preferite da Cia rispetto all’ultima operazione von der Leyen che si gioca la flessibilità e gli anticipi sul budget già previsto. Nella lettera della presidente della commissione Ue, infatti, si ritrovano i 293 miliardi per gli agricoltori stanziati dal prossimo bilancio Ue 2028-2034, i 6,3 miliardi della riserva di crisi e il 10% al target rurale. In aggiunta, la nuova concessione Ursula di ieri permetterebbe ai Paesi di attingere dal 2028 a due terzi della riserva per la revisione di medio termine, a livello Ue fino a 45 miliardi. Che per l’Italia vorrebbe dire: fino 4,7 miliardi della riserva non allocata e 5 miliardi di euro del target rurale vincolati a misure agricole.

“Cifre e meccanismi -chiosa Fini- non di poco peso e che richiedono dettagli normativi più stringenti, oltre a impegni operativi più circostanziati. Ovviamente -aggiunge- più risorse per l’agricoltura sono una buona notizia, meno lo spettro del fondo unico con incognite non risolte sulla rinazionalizzazione e la competizione non solo tra Stati, ma anche tra settori. Inoltre, non ci dimentichiamo che la nuova proposta von der Leyen dovrà passare per i negoziati con il Parlamento europeo e soprattutto con i 27 governi. Con due anni di trattative e una marea di possibili evoluzioni geopolitiche, la nostra mobilitazione chiaramente continua”.

Quanto al Mercosur, sottolinea Fini: “va tenuto il punto sul rispetto della reciprocità e sui controlli nelle importazioni. La sua difesa va anche oltre l’accordo con il Sudamerica, pone le basi per tutelare e sostenere la competitività delle nostre aziende e delle nostre produzioni in tutti i futuri accordi commerciali. Dobbiamo avere coraggio nel guardare a nuovi sbocchi, ma anche nel dettare le regole di gioco su standard produttivi e di lavoro sui quali gli agricoltori europei e italiani hanno investito reddito e sacrifici”. 

A questi Cia guarda accogliendo positivamente anche la richiesta del ministro Lollobrigida, accettata dalla Commissione Ue, di sospendere il CBAM (Meccanismo di Aggiustamento del Carbonio alle Frontiere) che impatta sul prezzo dei fertilizzanti e i relativi dazi in ingresso. “Dà voce all’appello della Confederazione -conclude Fini-. Evitiamo così aumenti aggiuntivi fino al 30%, rincari tra 40–140 euro a tonnellata sul bilancio di imprese già gravate da costi di produzione inaccettabile”.



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In Evidenza - 07 gen 2026

Manovra: Cia, servivano misure strutturali. Da “ColtivaItalia” attese risposte celeri e concrete


La manovra è legge, ma per misure e risorse resta debole il contributo all’agricoltura. Su credito d’imposta, Zes Agricola e lavoro occasionale, il comparto ottiene gli aggiustamenti che Cia aveva richiesto, ma è lontana una visione politica all’altezza delle sfide agricole. Serviva più coraggio. Così il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, sulla finanziaria 2026 che ha appena ricevuto l’ok definitivo alla Camera.
“L’agricoltura meritava un impianto complessivo più organico e strategico a tutela del reddito degli agricoltori e a sostegno della competitività delle imprese -continua Fini- non correttivi, sebbene sostanziali, su interventi già collaudati. E rispetto alle precedenti manovre, mancano all’appello risorse e misure importanti. Di questo passo si resta sempre fermi alle norme utili e non si fa mai spazio a una strategia di medio-lungo periodo con veri investimenti sul futuro”.

Detto questo, Cia è soddisfatta dell’eliminazione, dall’art. 26, del divieto di compensazione dei crediti d’imposta con i contributi previdenziali e assistenziali, una misura fondamentale per il recupero di liquidità delle imprese, non solo agricole. Atteso anche il rifinanziamento della ZES Agricola, sebbene ancora limitato: l’integrazione per il 2025 e i nuovi fondi 2026 restano ampiamente al di sotto del fabbisogno minimo stimato dall’Agenzia delle Entrate.

La stabilizzazione del lavoro agricolo occasionale va nella direzione della semplificazione, ma non basta a risolvere la crisi di manodopera. Cia insiste per un piano chiaro su lavoro, formazione e redditività, che incida sulle cause reali delle difficoltà delle imprese. Bene anche l’intervento sulle aziende faunistico-venatorie: si introduce un modello gestionale più coerente con le esigenze delle aree interne e che rafforza la multifunzionalità agricola.
Inaccettabile, invece, il ritiro dell’emendamento sulla legalità del fiore di canapa industriale a basso THC: un settore da oltre 3mila imprese e più di 20mila posti di lavoro necessita ora di un tavolo di filiera, urgente, presso il Masaf.

Di contro, a far ben sperare, è la proroga della sperimentazione in campo delle Tea fino a fine 2026 e la riduzione delle accise per i birrifici italiani: libererà quasi 5 milioni di euro per nuovi investimenti nei prossimi due anni.

“Difendiamo l’agricoltura a Bruxelles e chiediamo rispetto con una Pac più forte ed equa, insistiamo sul principio di reciprocità sui mercati a salvaguardia della produttività e della qualità agroalimentare Made in Italy, ma dobbiamo anche mettere l’Italia agricola nelle condizioni di anticipare il cambiamento e guidarlo nei fatti -chiosa Fini-. Adesso la partita si sposta sul collegato agricolo ‘ColtivaItalia’ che auspichiamo possa dare risposte celeri e concrete al settore. La legge di Bilancio -conclude- ha perso l’occasione di dare l’esempio con scelte politiche più solide, risorse certe e una visione ampia, orientata davvero dall’anima agricola del Paese e dai suoi territori rurali”.



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In Evidenza - 30 dic 2025

Consumo di suolo in Abruzzo: allarme dei giovani agricoltori CIA

I dati più recenti sul consumo di suolo in Abruzzo evidenziano una crescita preoccupante del fenomeno. Nel 2024, la superficie artificiale regionale ha raggiunto 54.402 ettari, pari al 5,05% del territorio, con un incremento netto di 299 ettari rispetto al 2023.

Le province più colpite sono Pescara (7,27%), Teramo (6,7%) e Chieti (6,35%), mentre L’Aquila registra il valore più basso (3,2%). Tra i capoluoghi di provincia, Pescara detiene il primato con oltre il 51% di superficie impermeabilizzata, seguita da Chieti (21%), Teramo (10%) e L’Aquila (5%). Il consumo di suolo pro capite in Abruzzo è di circa 428 m² per abitante, superiore alla media nazionale di 365 m².

Di fronte a questi dati, interviene Diego Pasqualone, Presidente di AGIA Abruzzo Giovani Imprenditori Agricoli, “Ogni ettaro di suolo perduto è un patrimonio agricolo che scompare irrimediabilmente”, dichiara Pasqualone, “Questo significa meno terreni per coltivazioni, boschi e spazi verdi, con effetti diretti sulle nuove generazioni”.

Pasqualone denuncia come gran parte del nuovo consumo di suolo riguardi impianti fotovoltaici a terra, poli logistici e centri commerciali, insediati su terreni agricoli fertili, mentre molte aree dismesse rimangono inutilizzate, “Si continua a cementificare il territorio invece di rigenerare le aree già urbanizzate. È un controsenso che deve finire”.

L’associazione AGIA Abruzzo chiede alle istituzioni regionali e locali di adottare misure più incisive per proteggere il suolo agricolo, incentivare il riuso e la rigenerazione delle aree già urbanizzate e supportare i giovani agricoltori nella gestione sostenibile del territorio.

“Difendere il suolo significa difendere l’agricoltura, la sicurezza dei cittadini e la qualità della vita”, conclude Pasqualone, “Senza un cambio di rotta immediato, rischiamo di pagare un prezzo molto alto in termini ambientali, economici e sociali”.



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In Evidenza - 23 dic 2025

Natale 2025, cresce la spesa per prodotti locali e agriturismi, ma il reddito agricolo resta in crisi

Il Natale 2025 arriva in un contesto economico complesso, segnato da un aumento generalizzato dei prezzi che pesa sulle famiglie e sulle imprese. La spesa natalizia cresce in media tra il 6 e l’8% rispetto allo scorso anno, ma non perché si compri di più: si spende di più per acquistare le stesse quantità. A incidere sono soprattutto i rincari energetici, logistici e dei servizi, mentre il reddito reale dei cittadini continua a ridursi.

In questo scenario, però, c’è un aspetto che continua a essere sottovalutato: l’aumento dei prezzi al consumo non genera reddito per gli agricoltori. “Il problema è evidente”, dichiara il Presidente CIA Chieti-Pescara Domenico Bomba, “mentre tutto aumenta, chi produce cibo resta sempre l’anello debole. Non è più accettabile che i costi e i rincari siano scaricati su famiglie e imprese agricole”.

Nelle province di Chieti e Pescara operano complessivamente circa 20.000 aziende agricole, quasi la metà del totale regionale. Nel solo Chietino si contano oltre 14.000 imprese agricole, mentre nel Pescarese sono circa 6.000, in gran parte aziende di piccola e media dimensione. “Questi numeri raccontano il peso del nostro tessuto produttivo”, sottolinea Bomba, “e spiegano perché ogni aumento di costo diventa un problema reale per migliaia di famiglie e comunità”.

Da mesi assistiamo a un paradosso evidente: i prezzi al consumo aumentano, ma il reddito degli agricoltori resta fermo o addirittura diminuisce. “Non sono i produttori a speculare”, aggiunge Bomba. “Gli aumenti si concentrano lungo la filiera, mentre chi coltiva, alleva o trasforma continua a stringere i denti per garantire qualità e disponibilità”.

Nel periodo natalizio questo squilibrio diventa ancora più evidente. Un olio extravergine abruzzese, un formaggio tipico o un salume artigianale venduti direttamente in azienda mantengono prezzi stabili, offrendo qualità, tracciabilità e sicurezza alimentare. “Quando gli stessi prodotti raddoppiano sugli scaffali”, osserva Bomba, “è chiaro che il valore non arriva a chi lavora nei campi”.

È in questo contesto che nasce la mobilitazione degli agricoltori. “Siamo scesi in piazza perché non è accettabile che chi produce cibo venga lasciato solo”, dichiara il Presidente. “Siamo andati a manifestare a Bruxelles sotto Natale, nel momento simbolicamente più delicato dell’anno, per chiedere che il sistema smetta di far pagare la crisi sempre agli stessi”.

Eppure, anche dentro uno scenario difficile, emerge un segnale positivo: cresce la scelta consapevole dei prodotti agricoli locali e della vendita diretta. In Abruzzo, secondo le prime stime del settore, oltre una famiglia su due ha acquistato almeno un prodotto natalizio direttamente da aziende agricole, mercati contadini o agriturismi. “Questa è la prova che i cittadini comprendono il valore di una filiera equa”, commenta Bomba, “e che il mercato può premiare chi produce bene e mantiene il territorio”.

Le festività confermano inoltre un’altra tendenza strutturale: l’Abruzzo è sempre più meta di turismo di prossimità. Oltre il 60% dei visitatori sceglie soggiorni brevi, seconde case, agriturismi e borghi interni. “Ogni euro speso nelle aziende locali”, sottolinea Bomba, “resta sul territorio, sostiene lavoro regolare e contribuisce alla tenuta sociale delle aree interne. Non è folklore, è economia reale”.

Il Natale ci dice chiaramente che le filiere corte e la vendita diretta non sono un’alternativa marginale, ma una risposta concreta all’inflazione e alla crisi dei consumi. “Ora servono scelte politiche coerenti”, conclude il Presidente provinciale, “meno burocrazia, infrastrutture adeguate nelle aree rurali, controlli seri sulla filiera e sostegno reale alle aziende agricole che resistono. Difendere il reddito agricolo non è una battaglia di categoria, è una scelta di interesse generale”



Gli agricoltori non chiedono privilegi, ma di non essere l’anello debole di un sistema che funziona solo se è equo. Se oggi sulle tavole abruzzesi arrivano prodotti di qualità, è perché gli agricoltori hanno continuato a produrre nonostante tutto. 



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In Evidenza - 22 dic 2025

Agricoltura abruzzese a rischio: CIA lancia l’allarme e chiede interventi urgenti nella Legge di Previsione 2026/28

CIA Abruzzo lancia un allarme sulla situazione del comparto agricolo regionale e chiede alla Regione interventi urgenti nell’ambito della Legge di Previsione delle spese 2026/2028. 

In particolare, CIA Abruzzo sollecita la conferma dei fondi di 7,5 milioni di euro già previsti dall’articolo 24 della legge regionale n. 4/2024 a favore dei viticoltori danneggiati dalla peronospora nel 2023, fondi indispensabili per la sopravvivenza delle aziende vitivinicole, molte delle quali ancora in grave difficoltà economica. 

Parallelamente, l’organizzazione chiede il raddoppio del fondo per i danni da fauna selvatica per il triennio 2026/2028, attualmente considerato insufficiente, al fine di garantire agli agricoltori indennizzi adeguati e la possibilità di recuperare gli investimenti, proseguire la produzione nonostante le perdite causate da cinghiali, caprioli e altre specie e superare l’attuale sistema di rimborso a percentuale, giudicato del tutto insoddisfacente. 

Sul fronte della zootecnia, colpita dalla Lingua Blu nel 2025, CIA Abruzzo richiede l’attivazione immediata di un piano straordinario che preveda indennizzi per le perdite di capi, rimborso delle spese sostenute per vaccini e repellenti e contributi per il ripristino del patrimonio tramite nuovi riproduttori, oltre alla programmazione di una campagna vaccinale coordinata per il 2026, per evitare il collasso del settore e gravi danni all’economia e all’occupazione regionale. 

CIA sollecita inoltre l’istituzione di una piattaforma informatica unica regionale per la filiera agricola, capace di gestire in maniera integrata assegnazione del gasolio agricolo, presentazione della PUA, riconoscimento della qualifica IAP, iscrizioni agli albi specialistici e altri servizi, semplificando gli adempimenti, garantendo trasparenza e riducendo i costi per imprese e Pubblica Amministrazione, allineando l’Abruzzo alle migliori pratiche regionali esistenti. 

“Non possiamo permettere che i nostri agricoltori siano lasciati soli di fronte a emergenze sanitarie e danni continui”, commenta Nicola Sichetti, Presidente di CIA Abruzzo, “È fondamentale che la Regione metta in campo subito risorse concrete: investire nell’agricoltura significa salvaguardare l’economia, proteggere i posti di lavoro e tutelare la vitalità dei nostri territori.” 

CIA Abruzzo sottolinea che l’attuazione di queste misure non è solo urgente, ma strategica per garantire la sostenibilità e la competitività del settore agricolo abruzzese, con effetti positivi sull’intera economia regionale e sul presidio sociale dei territori marginali, e auspica che la Legge di Previsione 2026/2028 preveda i fondi necessari per sostenere concretamente gli agricoltori.



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In Evidenza - 20 dic 2025

Cia: anche l’Abruzzo in prima linea a Bruxelles al fianco gli agricoltori europei

Una giornata storica per l’agricoltura europea: oltre 10mila produttori e centinaia di trattori hanno sfilato per le strade di Bruxelles, davanti al Parlamento Ue, per chiedere un futuro sostenibile e competitivo per il settore.

Cia–Agricoltori Italiani era presente in prima linea, con delegazioni da tutta Italia e, in particolare, una folta rappresentanza dall’Abruzzo, che ha voluto ribadire il sostegno agli agricoltori italiani ed europei.

La mobilitazione, sostenuta da oltre 40 organizzazioni agricole dei 27 Stati membri riunite nel Copa-Cogeca, ha lanciato un messaggio chiaro alle istituzioni europee: la riforma della Pac post 2027, così come proposta, è inaccettabile. I produttori hanno chiesto di ascoltare chi ogni giorno garantisce cibo, lavoro e futuro ai territori, denunciando tagli di bilancio, scelte politiche penalizzanti, concorrenza sleale e burocrazia opprimente.

Sul palco di Place du Luxembourg, davanti al Parlamento Ue, il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini, ha sottolineato: “Non accetteremo scelte che indeboliscono il settore. È il momento di cambiare rotta e ascoltare gli agricoltori, il cuore pulsante dell’Europa.”

La partecipazione dell’Abruzzo testimonia l’unità e la determinazione dei territori italiani nel difendere un’agricoltura forte, sostenibile e sicura.

"La nostra presenza dall’Abruzzo a Bruxelles dimostra quanto i nostri agricoltori sentano sulla propria pelle le conseguenze di scelte europee lontane dalla realtà dei territori” – ha dichiarato Nicola Sichetti, presidente di CIA Abruzzo. “La Pac post 2027, così come impostata, rischia di penalizzare in modo particolare le regioni come la nostra, caratterizzate da aree interne, agricoltura familiare e produzioni di qualità. Chiediamo un’Europa che investa davvero in chi presidia il territorio, garantisce sicurezza alimentare e tutela l’ambiente, riducendo burocrazia e concorrenza sleale. Senza agricoltori non c’è futuro né per l’Abruzzo né per l’Europa.


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